Tasse sulla casa, ci mancava solo il Tuc
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Tasse sulla casa, ci mancava solo il Tuc
Economia

Tasse sulla casa, ci mancava solo il Tuc

Le norme sulle imposte locali potrebbero essere ancora una volta stravolte con l’abolizione della Trise, mai nata, e l’arrivo di un nuovo balzello

Siamo partiti da una pistola elettrica e, per il momento, siamo arrivati ad un celebre snack salato: è questa l’incredibile, quanto imbarazzante parabola del dibattito che in questi mesi si è sviluppato intorno al nome che dovrebbe assumere la nuova tassa comunale in procinto di sostituire nel 2014 la vecchia Imu. All’inizio infatti fu il ministero dell’Economia a pensare che l’acronimo ideale potesse essere Taser. Qualcuno però tempestivamente fece notare che il richiamo alle armi elettriche utilizzate in alcuni Paesi potesse essere inopportuno.

IMPOSTE LOCALI, COMUNQUE VADA SARA' UN SALASSO

L’ultima definizione invece è di queste ore e punta sull’acronimo Tuc, che per il grande pubblico richiama alla mente proprio il marchio di un noto salatino con cui speriamo non si scateni anche una battaglia sul copyright. In mezzo a pistole e snack poi, non c’è stato certo il nulla. Anzi. Lo spazio è stato infatti adeguatamente riempito dalla Trise, imposta prima sedotta e poi abbandonata, visto che potrebbe morire senza mai aver visto la luce. Per non parlare dei sui ancor più mesti compagni di avventura, Tari e Tasi, anch’essi entrati forse inutilmente nell’uso gergale. E se si pensa che tutto questo armamentario dovrebbe servire a mandare in pensione la citata Imu, ma anche Tares, Tarsu e Tia, il panorama “onomastico” del nostro sciagurato fisco diventa completo.

ADDIO IMU, MA LE AZIENDE PIANGONO

Inutile richiamare Babele, perché qui siamo oltre. E’ quando la realtà supera abbondantemente la fantasia e si trasforma in farsa, o più propriamente in dramma. E sì, perché qui, e se finora abbiamo forse scherzato proviamo faticosamente a recuperare un minimo di serietà, non si sta parlando di bruscolini, ma di tasse. Proprio quelle che aziende e famiglie saranno a breve chiamate a pagare senza avere la minima possibilità di programmarne l’esborso. Uno spettacolo indecente offerto da una politica incapace di prendersi le proprie responsabilità e non degno di un Paese civile. Se c’è infatti un parametro con cui si distinguono le grandi democrazie dal resto, è la certezza del diritto: ebbene, in Italia, sul fronte fiscale questa certezza è una chimera, e da tempo ormai.

LEGGE DI STABILITA', AVANTI A COLPI DI EMENDAMENTI

Quello che noi possiamo fare, crediamo non senza comprensibile ritrosia, è seguire questo arzigogolato quanto sconcertante percorso di definizione delle leggi. E allora oggi eccoci qui a raccontare l’ultimo episodio di questa corsa pazza verso la nuova tassazione locale. Ultimo episodio che al centro vede come detto il Tuc, il Tributo unico comunale. Si tratta di una imposta che dovrebbe rivoluzionare quanto finora proposto in tema di service tax, ossia di tasse locali. Verrebbe cioè eliminata la mai partorita Trise, per fare posto ad un tributo appunto che andrebbe a sostituire, per la componente immobiliare, la parte di addizionali Irpef  di competenza delle amministrazioni locali e quella legata alla vecchia Imu.

Come si vede, a differenza di quanto accadeva per la Trise, che inglobava tanto i servizi indivisibili, coperti dalla Tasi, che la raccolta dei rifiuti, finanziata con la Tari, qui proprio quest’ultima componente legata alla gestione dell’immondizia verrebbe esclusa. Quindi dovremmo immaginare un sistema fiscale che prevede due tipi di imposte a livello locale: da una parte il Tuc, e dall’altra la vecchia Tares, o come decideranno di chiamarla. E a questo proposito i fatti hanno già dimostrato che purtroppo la fantasia abbonda. Quello che finora è mancato invece è il senso della realtà, che speriamo possa riprendere il sopravvento e spingere Parlamento e governo ad adottare quei provvedimenti fiscali per i quali, inutile ribadirlo, il tempo è già abbondantemente scaduto.

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