Tirreno Power, il conto dello spegnimento lo paga Pantalone
L'ingresso della centrale Tirreno Power di Vado Ligure (credits: Luca Zennaro/Ansa)
Tirreno Power, il conto dello spegnimento lo paga Pantalone
Economia

Tirreno Power, il conto dello spegnimento lo paga Pantalone

La chiusura della centrale partecipata da Sorgenia si ripercuote sull’indotto. Regione e Inps metteranno mano al portafoglio per tutelare i lavoratori.

Non ci sono solo i 37 milioni di finanziamento targato Cassa depositi e prestiti, concessi a Sorgenia nel 2007 e ora incagliati in un debito monstre da 1,8 miliardi, oggetto di trattativa con un pool di banche sempre più spazientite. Le difficoltà della società energetica controllata dal gruppo De Benedetti, e quelle della partecipata al 39 per cento Tirreno Power, porteranno infatti con sé altri esborsi di denaro pubblico. L’azienda cerca un accordo con la Procura di Savona per il riavviamento degli impianti di Vado Ligure, fermi dall’11 marzo scorso per violazione delle norme sull’inquinamento, ma alla fine toccherà a Stato, enti locali e Inps mettere mano al portafoglio per tutelare i lavoratori dello stabilimento, quelli dell’indotto e, forse, dell’intero gruppo.

Per ora hanno avuto accesso alla cassa integrazione ordinaria solo i 102 dipendenti diretti di Vado, mentre fra il 28 marzo e il primo aprile si sono susseguite le fumate nere relative all’estensione degli ammortizzatori anche agli addetti delle aziende appaltatrici alle quali, dal 17 marzo, non vengono più pagate le fatture. Così il totale delle unità da coprire, in questo caso ricorrendo alla Cigs, sfiorerebbe quota 500. La Regione Liguria ha assicurato che le risorse necessarie a garantire tutti saranno reperite. Ma la spesa, intorno al mezzo milione di euro al mese, non era preventivata e potrà essere assicurata solo nel breve periodo.

Al momento, tuttavia, nessuno può scommettere sulla riaccensione della centrale di Vado entro 3 o 4 mesi, come auspicano management ed enti locali. Mentre la stessa Tirreno Power, secondo fonti sindacali, oltre a non avere fornito lumi sui futuri investimenti "puliti" e sulla disponibilità di cassa residua (a dicembre erano stati iniettati dagli azionisti 60 milioni), non ha escluso l’estensione della Cigs agli altri stabilimenti italiani, dove lavorano in tutto 700 persone. L’impressione è che il 15 aprile, dopo la convocazione del tavolo nazionale presso il ministero dello Sviluppo economico, il costo degli ammortizzatori sia destinato a lievitare di molto.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti