Tim, le cose da sapere sulla cacciata di Genish
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Tim, le cose da sapere sulla cacciata di Genish
Economia

Tim, le cose da sapere sulla cacciata di Genish

L’amministratore delegato di Telecom Italia è stato destituito dal consiglio di amministrazione. Colpa anche (ma non solo) dei conti non brillanti

Amos Genish, manager di lungo corso e amministratore delegato di Telecom Italia, ha ricevuto il benservito all’alba, dopo un consiglio di amministrazione della società convocato di prima mattina. Dieci consiglieri su quindici hanno votato per togliergli i poteri, affidandoli provvisoriamente al presidente Fulvio Conti, in attesa di trovare un nuovo n. 1 della società. La scelta sarà fatta entro il 18 novembre e in pole position per la successione c’è Alfredo Altavilla, ex top manager di Fiat Chrysler prima della scomparsa di Sergio Marchionne.

Si chiude così la parentesi di Genish alla guida di Telecom Italia, il campione nazionale delle telecomunicazioni che oggi opera solo con il marchio Tim. La gestione del manager israeliano è durata davvero poco, circa 13 mesi in totale e si conclude in maniera non certo gloriosa: senza dimissioni ma con una sorta di “mozione di sfiducia”. La destituzione ha innanzitutto origine dagli ultimi dati di bilancio tutt’altro che brillanti. 

Bilancio in rosso 

Telecom Italia ha infatti chiuso il terzo trimestre dell’anno con una perdita di 800 milioni legata a maxi svalutazioni per circa 2 miliardi. Senza dimenticare che Telecom Italia vive ancora con un fardello di un maxi debito da 30 miliardi, che ne condiziona da decenni lo sviluppo. 

Ma c’è soprattutto un’altra ragione alla base della “cacciata” di Genish. Il manager è stato infatti nominato nel settembre dello scorso anno quando a comandare dentro Telecom era un altro azionista: il colosso dei media Vivendi del noto finanziere francese Vincent Bolloré, che faceva il buono e cattivo tempo nella gestione, pur con una partecipazione di minoranza del 25%.

Nelle mani di Elliott

Poi, nel maggio scorso, contro Vivendi si è formata una vasta coalizione capeggiata dall'hedge fund americano Elliott che fa capo al finanziere Paul Singer. Al suo fianco si sono schierati i fondi d’investimento italiani, i fondi pensione esteri e persino la Cassa Depositi e Prestiti, cioè il braccio finanziario dello Stato. Tutti assieme hanno messo in minoranza Bolloré nell’assemblea, riuscendo a nominare 10 consiglieri di amministrazione di fiducia su 15. 

Dopo quella votazione, la nuova maggioranza creatasi attorno al fondo Elliott ha deciso di lasciare Genish al suo posto, pur non considerandolo un proprio uomo. Ora, però, è arrivato il redde rationem. Il n.1 di Tim è stato messo alla porta dopo che aveva tentato di ingaggiare un’ultima battaglia: quella contro il governo Conte, che sembra intenzionato a unificare la rete telefonica ancora di proprietà di Telecom Italia con la rete di Open Fiber, società a maggioranza pubblica controllata dalla Cassa Depositi e Prestiti e partecipata da Enel. Genish ha tentato di opporsi all’operazione ma la sua partita è finita subito dopo essere iniziata. Un altro amministratore delegato se ne occuperà.  


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