Telecom Italia, Telefònica e i dolori dei piccoli azionisti
Telecom Italia, Telefònica e i dolori dei piccoli azionisti
Economia

Telecom Italia, Telefònica e i dolori dei piccoli azionisti

Dopo il passaggio agli spagnoli, i titoli della compagnia italiana sono in rialzo a Piazza Affari. Ma i soci di minoranza prevedono un futuro nero

Un rialzo di quasi il 3%. E’ la performance messa a segno a metà seduta dal titolo Telecom Italia, dopo che ieri sera è stata ufficializzata una notizia ventilata da tempo: il passaggio della società guidata da Franco Bernabé sotto il controllo del gruppo spagnolo Telefónica, attraverso la finanziaria Telco.

I NUMERI DELL'OPERAZIONE

Da quando è diventata una papabile preda di arrembaggi stranieri, Telecom ha recuperato parecchio appeal in borsa, con un rialzo di oltre il 22% nell’ultimo mese, che ha interrotto un lungo ciclo negativo per il titolo (-23% circa, nell’arco di un anno). Per i piccoli azionisti della società, c’è però ben poco da festeggiare. Questo, almeno, è quello che pensa Franco Lombardi, presidente di Asati, associazione che rappresenta i soci di minoranza di Telecom Italia. Per Lombardi, infatti, le operazioni appena annunciate da Telefònica sono soltanto manovre “diversive e di attesa, che provocano fuochi di artificio nel breve periodo, ma saranno deleterie per il futuro assetto di Telecom Italia”.

Innanzitutto, il presidente dell’Asati ricorda che le manovre all’interno della finanziaria Telco (che controlla il gruppo Telecom) riguardano esclusivamente i piani alti della catena di controllo e non modificano in alcun modo i poco brillanti parametri economico-finanziari della società, zavorrata dai debiti e finita da tempo nel mirino degli analisti. Il prossimo 3 ottobre, ricorda infatti il presidente dell’Asati, è in calendario la riunione del consiglio di amministrazione di Telecom Italia, in cui dovrà essere deciso un aumento di capitale da 3 miliardi di euro. In caso contrario, sarà inevitabile un declassamento del debito della società, già ventilato dalle agenzie di rating, con ripercussioni negative anche sull’andamento del titolo in borsa.

TELECOM E IL RISIKO DELLE TLC

Ma non è solo la performance futura delle azioni a preoccupare Lombardi e i soci di minoranza di Telecom, quanto piuttosto le prospettive industriali del gruppo, soprattutto in Sudamerica. Se infatti Telefònica eserciterà un controllo su Telecom Italia, potrebbe essere costretta dall’antitrust brasiliana a vendere (con una sorta di spezzatino) le attività di Tim Brasile, che non risulterebbero compatibili con quelle di Vivo, altro operatore della telefonia cellulare carioca oggi detenuto dal colosso spagnolo. Il gruppo Telecom Italia sarebbe così costretto a rinunciare, suo malgrado, a un pezzo importantissimo delle proprie attività internazionali, con una inevitabile perdita di valore

Per questo, l’associazione guidata da Lombardi sostiene da tempo la necessità di un passo avanti del governo, che dovrebbe entrare senza remore nel capitale di Telecom Italia attraverso la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), per difendere un’azienda strategica per l’intera economia nazionale, che ha 50.000 dipendenti (e altre decine di migliaia di occupati nell’indotto) e oltre 600.000 azionisti risparmiatori. Non si capisce perché, sostengono i vertici dell’Asati, per la Cdp sia stato possibile entrare nel capitale di Snam, Eni, Ansaldo, Finmeccanica e persino di una catena di supermercati come Finiper e non sia invece possibile fare altrettanto su un’azienda del calibro di Telecom Italia.

I BOND QUASI SPAZZATURA

LE PARTITE APERTE DI TELECOM

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