Telecom Italia, che succede se il debito è spazzatura
Telecom Italia, che succede se il debito è spazzatura
Economia

Telecom Italia, che succede se il debito è spazzatura

La Borsa indifferente al declassamento di Moody's, previsto da tempo. E il futuro potrebbe riservare sorprese positive

L'azienda è solida e la riduzione del debito resta tra le priorità del gruppo. E' la rassicurazione giunta dai vertici di Telecom Italia dopo il declassamento del debito della società, deciso dall'agenzia di rating statunitense Moody's.

IL DECLASSAMENTO DI MOODY'S

La bocciatura degli analisti americani oggi ha lasciato assolutamente indifferente Piazza Affari. Anzi, sul listino milanese le azioni di Telecom Italia viaggiano con il vento in poppa, con un rialzo di oltre il 3% a metà giornata. Stesso discorso per i bond della società quotati sul Mot (il mercato obbligazionario telematico): le emissioni con scadenza nel 2020 e con cedola del 4,875% (che sono il termometro di tutte le obbligazioni del gruppo) sono scambiate a un prezzo di 96,64, in crescita dello 0,9% rispetto a ieri. Non male, per un titolo che viene considerato alla stregua di uno junk bond (obbligazione spazzatura) dalla seconda agenzia di rating al mondo.

LA VENDITA A TELEFONICA

I BOND QUASI SPAZZATURA

Per gli esperti della comunità finanziaria, i progressi di oggi in borsa sono dovuti sostanzialmente a due ragioni. Innanzitutto, il downgrade (cioè il declassamento del debito) di Moody's era già stato ampiamente previsto dai mercati ed era già scontato nei prezzi (sia per le azioni, sia per le obbligazioni). Inoltre, rispetto ai mesi passati, alcuni analisti intravedono all'orizzonte uno scenario un po' meno cupo per Telecom Italia, pur mantenendo una buona dose di prudenza.

SPERANZE BRASILIANE

In particolare, nella comunità finanziaria ci sono molte aspettative riguardo al consiglio di amministrazione del gruppo del prossimo 7 novembre, dove il management di Telecom Italia (dopo le dimissioni di Franco Bernabè ), potrebbe annunciare nuove strategie nelle politiche di riduzione del debito. Visto che probabilmente non ci sarà l'aumento di capitale, come invece avrebbe voluto Bernabè, allora l'ex-monopolista delle telecomunicazioni potrebbe decidersi a far scorta di liquidità per altre vie, proprio allo scopo di migliorare la propria posizione finanziaria e riportare il proprio rating al di sopra dell'investment grade (cioè il livello che separa i bond spazzatura dalle obbligazioni più affidabili). La mossa più giusta per riuscirci, secondo gli analisti, è la vendita di partecipazioni strategiche come quella in Tim Brasil, operatore della telefonia sudamericano che rappresenta il gioiellino del gruppo.

LA ZAVORRA DEL DEBITO

Dal punto di vista industriale, la cessione di Tim Brasil è considerata da non pochi osservatori una pessima notizia. Sotto il profilo finanziario, invece, questa operazione potrebbe rappresentare una boccata d'ossigeno che permetterebbe all'ex-monopolista della telefonia di abbassare il proprio debito di circa il 30%, per un valore complessivo di 8 miliardi di euro. La pensano così gli esperti di alcune case d'affari come Mediobanca ed Equita Sim che, nel breve periodo, cioè fino al cda del 7 novembre, prevedono però una fase di di incertezza per Telecom Italia sui mercati.

Sembra invece più ottimista il colosso del risparmio gestito BlackRock, che di recente a incrementato sopra il 5% la propria partecipazione nell'azienda telefonica italiana (era al 2,8% nel 2010) sostenendo che le azioni della società sono quotate fortemente a sconto e hanno buone prospettive di crescita nel medio termine. Per i gestori di BlackRock, insomma, il problema del debito del gruppo Telecom non sembra al momento troppo preoccupante.

TELECOM E I PICCOLI AZIONISTI

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