La birra ha mandato in confusione il governo
La birra ha mandato in confusione il governo
Economia

La birra ha mandato in confusione il governo

Due decreti stabiliscono a pochi giorni di distanza differenti aumenti di imposte: un vero pasticcio

Come prescrive il decreto valore cultura, convertito in legge meno di un mese fa, dal 1° gennaio l’accisa sulla birra aumenterà a 2,39 euro/ettolitro per salvare Pompei e sostenere gli Uffizi, il cinema, le fondazioni liriche... Peccato che la stessa accisa sia già stata aumentata a 2,66 euro lo scorso 10 ottobre, come imposto da un altro decreto, che in questo modo intende finanziare la scuola e l’università. Che è successo? Stesso governo, stessi nobili in- tenti, stessa ricetta, ovvero l’inasprimento fiscale; ma attraverso due decreti che fanno a pugni uno con l’altro in un pasticcio inverosimile. «È grottesco. Sembra che al governo la mano destra non sappia quello che fa la mano sinistra» si sgomenta Filippo Terzaghi, direttore dell’associazione delle aziende produttrici di birra Assobirra.

Il pasticcio riguarda anche i superalcolici e i cosiddetti intermedi, cioè marsala, vermut, vini liquorosi. Per tutti c’è un decreto cultura che stabilisce aumenti dell’accisa dal 1° gennaio 2014 e ulteriori rincari dal 1° gennaio 2015, superati ogni volta in corsa dai rialzi della stessa tassa disposti dal decreto scuola. Chi si aggiudicherà il maggior gettito previsto, la scuola o la cultura?

Secondo i produttori di birra, quei quattrini alla fine non andranno a nessuno. Peggio, oltre alle imprese e ai 35 milioni di italiani che bevono birra, anche lo Stato finirà per rimetterci. L’Assobirra ha calcolato che l’aumento dell’accisa si tradurrà in un incremento dei prezzi compreso tra il 7 e il 10 per cento, e in un conseguente calo dei consumi del 5-6 per cento. Il risultato? A conti fatti, non solo non ci saranno maggiori entrate per lo Stato, ma il gettito delle accise e più in generale delle imposte generate dalla filiera della birra finirà per diminuire del 5 per cento rispetto a quello del 2012, pari a 200 milioni di euro in meno.

La Ragioneria dello Stato, del resto, è arrivata alle stesse conclusioni. «Si esprime parere contrario» ha scritto a proposito della copertura di spese attraverso l’aumento dell’accise: incrementare «in modo consistente la tassazione sugli alcolici determina, in un contesto di difficoltà economiche diffuse, sicuri effetti regressivi».

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