Stipendi, perché oggi non crescono più
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Stipendi, perché oggi non crescono più
Economia

Stipendi, perché oggi non crescono più

Ad aprile le retribuzioni sono cresciute dello 0,6% su base annua, mai così poco dal 1982. Colpa del blocco dei contratti

Mai così pochi soldi in più in busta paga dal 1982. E' la cattiva notizia che hanno appena ricevuto i lavoratori italiani, con la pubblicazione degli ultimi dati Istat sui salari, aggiornati ad aprile. Secondo l'istituto nazionale di statistica, nel quarto mese dell'anno le retribuzioni contrattuali orarie sono salite dello 0,6% rispetto ad aprile 2015. Complessivamente, nel primo quadrimestre 2016, l'aumento su base annua è stato pari allo 0,7%. Erano 35 anni che non si vedevano degli incrementi così bassi. Come mai?


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All'origine di questo andamento a singhiozzo dei salari, ci sono diverse ragioni. Primo fra tutti il blocco dei contratti di diverse categorie, che sono scaduti da tempo e non sono stati ancora rinnovati. Il mese scorso, infatti, l'Istat ha rilevato un altro dato non molto confortante: la crescita-record dell'attesa media per il rinnovo dei contratti collettivi di lavoro, che ha raggiunto i 24,3 mesi, il periodo più lungo dal 2005, anno in cui sono iniziate le statistiche su questa materia. Se non ci sono dei cambi contrattuali, dunque, non ci sono neppure gli aumenti nelle buste-paga, se non quelli dovuti per gli adeguamenti all'inflazione, che oggi è però attorno allo zero.


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Alla base dei modesti aumenti salariali, però c'è anche un'altra ragione su cui Confindustria e sindacati dibattono da anni, senza giungere tuttavia a un accordo capace di portare risultati concreti. La struttura dei salari italiani, infatti, appare oggi poco legata alla produttività, cioè ai risultati ottenuti dai lavoratori e dall'azienda. “Vogliamo una più alta produttività per pagare salari più elevati”, ha detto ieri il presidente neo-presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, nel suo discorso di insediamento. Il numero 1 degli industriali ha teso una mano ai sindacati per avviare un confronto su questi temi anche se, per adesso, non si capisce come potrà arrivare dove il suo predecessore, Giorgio Squinzi, non è riuscito ad arrivare.


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Non per tutti i lavoratori italiani, però, gli stipendi sono rimasti fermi al palo ad aprile. I settori che hanno registrato gli incrementi tendenziali maggiori sono quello tessile e della lavorazione pelli (+3,4%), dell'energia elettrica e del gas (+1,9%) mentre ci sono state variazioni nulle nella metalmeccanica, nelle telecomunicazioni e in tutta pubblica amministrazione, dove pesa ancora il blocco perenne dei contratti.


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