Stipendi degli insegnanti, perché il governo voleva indietro i soldi e perché ha fatto retromarcia
Alessandro Di Meo/Ansa
Stipendi degli insegnanti, perché il governo voleva indietro i soldi e perché ha fatto retromarcia
Economia

Stipendi degli insegnanti, perché il governo voleva indietro i soldi e perché ha fatto retromarcia

Con il blocco degli scatti di anzianità, i docenti avrebbero perso 150 euro lordi in busta-paga. Ma le polemiche hanno fermato i tagli

Una marcia indietro dopo le polemiche. È quella attuata dal premier Enrico Letta sui tagli alle retribuzioni di decine di migliaia di insegnanti, che rischiano di dover rinunciare a 150 euro lordi di stipendio, per il blocco retroattivo degli scatti di anzianità. Dopo le reazioni dei sindacati e delle forze politiche, sono arrivate su internet le rassicurazioni del presidente del consiglio.

"Gli insegnanti non dovranno restituire 150 euro percepiti nel 2013”, ha scritto su Twitter Letta, senza specificare ancora come verrà risolta la questione dal punto di vista delle coperture finanziarie. La vicenda è infatti abbastanza complessa e riguarda alcune norme adottate da diversi governi, dal 2010 in poi.

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In pratica, circa 3 anni fa, l'allora ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, bloccò fino al 2013 gli scatti di anzianità per il personale della scuola, cioè gli aumenti automatici di stipendio che vanno di pari passo con la progressione della carriera. Poi, però, gli incrementi salariali sono stati parzialmente ripristinati sino al 2012, pescando tra varie voci del bilancio pubblico (cioè con i risparmi generati dalla riforma Gelmini e attingendo al fondo per il miglioramento dell'offerta formativa, il Mof).

Nel 2013, invece, il problema degli aumenti per il personale della scuola è tornato a galla e il governo Letta, con un provvedimento ad hoc, ha bloccato nuovamente gli scatti di anzianità. Peccato, però, che la norma taglia-stipendi (il Dpr n. 122) sia entrata ufficialmente in vigore nel novembre del 2013, seppur con un effetto retroattivo, cioè a valere dal gennaio dell'anno scorso. Nel frattempo, in mancanza di una legge che stabilisse nero su bianco il blocco degli scatti salariali, migliaia di insegnanti italiani hanno continuato a percepire gli aumenti, fin quasi alla fine del 2013. Da qui, è nata la beffa di questi giorni: poiché gli incrementi di stipendio non erano dovuti, il personale della scuola che ne ha beneficiato deve in teoria restituirli in maniera rateale, con una trattenuta di 150 euro al mese al lordo delle tasse, a partire dalla busta paga di gennaio. Al netto delle imposte, per un insegnante che guadagna sui 30mila euro lordi all'anno, il taglio allo stipendio è pari a circa 80-90 euro.

Dopo le proteste dei sindacati e le sollecitazioni del ministro dell'istruzione, Maria Chiara Carrozza, ora il premier Letta impone una retromarcia. Gli scatti di anzianità verranno lasciati, almeno secondo quanto scrive il premier su Twitter. Al ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni , spetta dunque il compito di trovare le risorse finanziarie per risolvere una vicenda intricata che ormai si è trasformata in un pasticcio.

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