Ecco come Starbucks salverà il caffé
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Ecco come Starbucks salverà il caffé
Economia

Ecco come Starbucks salverà il caffé

In Sud America, la varietà arabica che ha fatto la fortuna del marchio è sotto attacco da parte di un parassita

Starbucks ha un nuovo concorrente: Hemileia Vastatrix. A differenza di quanto si potrebbe pensare, però, non si tratta dell’ennesimo marchio che cerca di conquistare una parte del business della catena di caffetterie più famose del mondo, ma di un fungo che insidia la produzione della varietà arabica in Costa Rica, Guatemala, Honduras e El Salvador e in altri Paesi dell’America Latina. Il fungo, che si manifesta come una ruggine sulle foglie, è apparso per la prima volta in Brasile negli anni Settanta, fa sapere Business Week  che dedica un articolo all’argomento. Le sue spore, portate dai venti, si sono mosse verso nord, fino ad arrivare al Costarica dove, negli ultimi due anni, ha ridotto i raccolti del 35%. Per quest’anno è atteso un ulteriore calo della produzione della qualità pregiata di chicchi che sta alla base dell’inconfondibile gusto di caffè che ha fatto la fortuna di Starbucks.

La crescita dei costi di produzione - per concimi e funghicidi - e il calo del prezzo dei chicchi di caffè (complici nuove culture in Brasile che hanno incrementato le scorte dei magazzini) hanno messo a dura prova la sopravvivenza dei piccoli coltivatori. A complicare ulteriormente le cose ci si mette anche il cambiamento climatico: l’innalzamento della temperatura fra i mille e i 1800 metri, dove si coltivano i migliori chicchi di arabica, ha reso più insidiosi i parassiti che, insieme al calo delle precipitazioni hanno impattato sulla sopravvivenza delle piante, tanto che c’è chi prevede che la produzione di arabica in queste zone potrebbe arrivare ad azzerarsi nei prossimi decenni.

Starbucks, che già da tempo lavora con i coltivatori per standardizzare in modo più sostenibile ed efficiente i metodi produttivi, è corsa ai ripari con l’acquisizione di Hacienda Alsacia, un’azienda da 600 acri nella Central Valley, in Costa Rica. Qui, sotto la supervisione di Carlos Mario, agronomo già responsabile del centro di ricerca di Starbucks, è nato un vivaio che ha l’obiettivo di incrementare la base genetica del caffè. Poche delle varietà di arabica in commercio, infatti, sono in grado di contrastare la ruggine, soprattutto quella portata dal nuovo fungo. Le nuove piante del vivaio incrociano varietà del Costa Rica con una africana in grado di resistere alla ruggine che sta decimando le coltivazioni. Se l’operazione avrà successo, le nuove piante selezionate anche per l’abbondanza di frutti, andranno via via a sostituire le attuali, regalando alla multinazionale di Seattle - che da sola acquista il 3% della produzione globale di caffè da 300mila produttori nel mondo – un ulteriore vantaggio competitivo

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