Lo spread in discesa e l'effetto Renzi
Giuseppe Lami/Ansa
Lo spread in discesa e l'effetto Renzi
Economia

Lo spread in discesa e l'effetto Renzi

Le speranze della comunità finanziaria nel nuovo governo tengono a bada il differenziale di rendimento tra Btp e Bund. Ma eventuali passi falsi possono far cambiare idea ai mercati

Stabile attorno a 190-195 punti, dopo una significativa discesa nei giorni scorsi. E' l'andamento odierno dello spread, il differenziale d'interesse tra i Btp italiani e i Bund tedeschi, che testimonia la rinnovata fiducia dei mercati verso il nostro paese. I rendimenti dei Buoni del Tesoro con scadenza decennale sono tornati così al 3,6%, un livello che non si vedeva dal 2011. Molti osservatori attribuiscono il merito di questo andamento dei nostri titoli di stato al cosiddetto effetto-Renzi, cioè alla prospettiva di un nuovo governo guidato dall'ex-sindaco di Firenze, che oggi presenterà la lista dei ministri e che promette l'avvio di un ciclo di riforme in tempi rapidi.

L'INCARICO A RENZI

Non è un mistero che molti esponenti della comunità finanziaria vedano di buon occhio la svolta politica appena subita dal nostro paese. Daniele Antonucci, analista di Morgan Stanley, nei giorni scorsi ha sottolineato per esempio la necessità per l'Italia di mettere in campo delle riforme strutturali, che ridiano competitività all'economia ma che creino anche un sistema istituzionale più efficiente, in grado di garantire la governabilità. Sono tutti cavalli di battaglia del nuovo premier incaricato, il quale si è dato tempo fino a marzo per approvare la nuova legge elettorale e avviare l'abolizione del Senato, mentre promette di cambiare il mercato del lavoro, il fisco e la pubblica amministrazione entro maggio.

CRONACA DELLA CRISI DI GOVERNO

Secondo Antonucci, però, il problema è capire se Renzi riuscirà a procedere veloce sulla strada delle riforme di cui il nostro paese ha bisogno. Almeno per ora, il sindaco-rottamatore è apprezzato per il suo decisionismo. “Tra gli operatori dei mercati”, ha scritto nella sua newsletter Corrado Caironi, investment strategist di Ricercaefinanza.it, “c'è stata grande sorpresa per la rapidità con cui la politica italiana è riuscita a sostituire il premier in carica Letta con un nuovo primo ministro, senza vi sia stato un attacco speculativo ai nostri titoli di stato a alla borsa di Milano”. Tuttavia, Caironi sottolinea che, a favore dell'ex-sindaco di Firenze, ha giocato anche un contesto favorevole sui listini, determinato sostanzialmente da tre fattori: il recente pronunciamento dell'agenzia di rating Moody's (che ha alzato da negative a stabili le prospettive del nostro paese), una rinnovata propensione al rischio degli investitori sui mercati delle nazioni periferiche (Italia compresa) e i primi segnali di ripresa del pil, che ha ritrovato finalmente il segno più, seppur con un modesto 0,1%.

LO SPREAD E LA POLITICA

Il neo-premier, insomma, è stato per adesso fortunato ma non avrà vita facilissima. Secondo le previsioni di Morgan Stanley, infatti, l'economia italiana procede ancora al rallentatore: la casa d'affari statunitense stima infatti una crescita di appena lo 0,2% nel 2014 e dell'1% nel 2015, ben al di sotto delle previsioni elaborate dai maggiori organismi internazionali. Proprio per questa ragione, è importante per Renzi far partire le riforme strutturali al più presto. Altrimenti, anche sui mercati, il rischio-delusione è sempre in agguato.

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