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Economia

Spesometro, ecco come evitare le sanzioni

C’è l’obbligo di comunicare le spese eccedenti i 3.600 euro, altrimenti si rischia una multa fino a 2.000 euro

Guai a distrarsi con le scadenze del nostro sistema fiscale, si rischia di incorrere in multe e sanzioni anche molto pesanti. E’il caso del nuovo spesometro che farà il proprio esordio a partire dal prossimo 10 aprile. Da quella data e fino al 30 aprile, imprese, professionisti, commercianti, artigiani e, ultimi della lista in termini temporali, operatori finanziari, dovranno infatti informare l’Agenzia delle entrate su eventuali spese che superano i 3.600 euro. Tecnicamente, i soggetti in questione dovranno comunicare al fisco qualsiasi cessione di beni o servizi eccedenti la cifra sopra citata, insieme al codice fiscale di chi materialmente avrà effettuato l’acquisto.

ECCO COME FUNZIONA LO SPESOMETRO

Si tratta di un obbligo di legge che investirà circa 5 milioni di partite Iva, con solo alcune esclusioni, come ad esempio i soggetti che aderiscono al regime dei minimi. All’orizzonte si profila dunque l’acquisizione, da parte del nostro fisco, di una mole considerevole di dati che potrà riguardare un po’ tutti i contribuenti. Si tratterà in pratica di una banca dati dal valore indiziario molto importante che si andrà inevitabilmente ad affiancare al redditometro, strumento di lotta all’evasione fiscale, con cui materialmente saranno fatti i confronti tra entrate e uscite dei singoli cittadini. E’ ovvio dunque che, nello schema operativo messo a punto dai tecnici dell’erario, poter disporre, grazie allo spesometro, già in partenza di una lista ben fornita di spese che finiranno direttamente nell’anagrafe tributaria dei singoli contribuenti, permetterà di identificare in maniera più agile eventuali evasori.

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Ecco perché la comunicazione delle spese eccedenti i 3.600 euro posta in capo a milioni di partite Iva non sarà uno scherzo, ma dovrà essere ottemperata con puntualità, a rischio di sanzioni anche molto pesanti. Secondo quanto stabilito dalla norma infatti, si potrà incorrere in una multa in caso di mancata o incompleta trasmissione dei dati. E’ bene precisare che tecnicamente lo spesometro non è una dichiarazione ma una comunicazione. In caso dunque di inadempienza da parte di un soggetto, verrà applicata la sanzione prevista dall’art. 11 del  DLgs. 471/97 che prevede appunto una multa da un minimo di 258 euro fino a un massimo di 2.065 euro. In ogni caso, se l’Agenzia delle entrate non ha avviato già per proprio conto delle ispezioni sulle spese in questione, il soggetto potrà sanare la propria irregolarità, dovuta a errore nel riportare i dati, o addirittura al mancato invio della comunicazione stessa, sfruttando il cosiddetto ravvedimento operoso.

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In queste situazioni la legge prevede la riduzione ad un terzo della sanzione minima irrogabile, che bisognerà versare con modello F24, trattenendo poi una copia della comunicazione corretta inviata nel frattempo agli uffici del fisco. Nelle prossime settimane scatterà dunque quella che potremmo definire l’operazione spesometro che, per quanto ricordato più sopra, potrà prefigurarsi come una sorta di prova generale di quel nuovo redditometro che comincerà a muovere i suoi passi anch’esso in questo periodo con l’invio delle prime 20mila lettere a contribuenti individuati come potenziali soggetti a rischio evasione.

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