Spending review, chi colpirà di più
Angelo Carconi/Ansa
Spending review, chi colpirà di più
Economia

Spending review, chi colpirà di più

Tagli ai ministeri per 3 miliardi. Ecco il piano di revisione della spesa del governo, che sarà molto meno pesante del previsto

La cifra complessiva si aggira in totale sui 3 miliardi di euro, con un effetto positivo per 6 miliardi sui saldi netti da finanziare, cioè sulla differenza tra entrate e uscite. Sono questi i numeri della spending review dei ministeri, il piano di revisione della spesa pubblica che il governo Renzi intende mettere in atto nel 2015, almeno secondo le indiscrezioni uscite sul Sole24Ore. A questi tagli, se ne dovrebbero aggiungere altri attuati negli enti locali (Regioni e Comuni), che porteranno le sforbiciate complessive a circa 10 miliardi di euro. Intanto, dal primo di novembre prossimo, il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, lascerà il suo incarico per tornare a fare l'economista al Fondo Monetario Internazionale. Non si sa ancora chi sarà il suo successore anche se, a sentire il governo, il piano di revisione della spesa proseguirà comunque nei prossimi anni.


Spending review, i tagli alla spesa un passo obbligato


Ecco, più nel dettaglio, dove si indirizzerà la spending review ministeriale. La cifra più consistente, nell'ordine di 600 milioni di euro, dovrebbe arrivare dal ministero del Lavoro. Sono previsti infatti dei tagli agli sgravi contributivi dei contratti aziendali e una modifica dei requisiti di accesso alle pensioni minime e agli assegni sociali. Inoltre, pare sia in cantiere anche una sforbiciata ad alcuni stanziamenti nel bilancio dell'Inps che sono giudicati “sovrastimati”. E' il caso di alcune agevolazioni previdenziali per i lavoratori usuranti e alcuni sgravi contributivi per le imprese che destinano il tfr ai fondi pensione.


Istruzione, sanità e difesa

Una cura dimagrante è prevista anche per le spese del ministero dell'Istruzione, da cui dovrebbero arrivare almeno 800 milioni, razionalizzando i costi per le pulizie, abolendo i membri esterni all'esame di maturità e risparmiando sui consumi intermedi delle università e dei centri di ricerca. Sarà invece modesto il contributo del ministero della Salute che, a livello centrale, risparmierà appena 35-40 milioni. Per la Sanità, però, va ricordato che il grosso della spesa fa capo alle Regioni, dove sono previsti tagli fino a 700 milioni di euro. Dal dicastero della Difesa, invece, arriveranno circa 500 milioni di risparmi, con diversi provvedimenti tra cui il riordino delle carriere, la vendita di 1.200 alloggi assegnati ai militari e il taglio alle forniture delle forze armate.


Gli altri tagli

Per recuperare risorse, il governo vuole attuare diverse sforbiciate ad ampio raggio anche sugli altri ministeri. Il dicastero dell'Economia e delle Finanze, per esempio, ridurrà i contributi destinati ai caf (centri di assistenza fiscale) mentre il ministero dello Sviluppo Economico taglierà diversi fondi (tra cui quello per le aree urbane) per un totale di 170 milioni di euro. Altri 200 milioni arriveranno dal ministero degli Interni (riduzione delle indennità), circa 100 milioni dalla Giustizia (anche con tagli alle intercettazioni), 110 milioni dai Trasporti, 20 milioni dall'Ambiente e 30 milioni dagli Esteri, con una limatura ai contributi versati a organismi internazionali come l'Onu.


Chi è Carlo Cottarelli, commissario per la spending review

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