Sei bella? Allora non verrai assunta
Sei bella? Allora non verrai assunta
Economia

Sei bella? Allora non verrai assunta

Uno studio israeliano scopre che le donne attraenti hanno meno possibilità di trovare impiego perché chi le giudica è spesso un’altra donna e ne teme la rivalità. È così anche in Italia? E lo stipendio?

Sei attraente, o quanto meno di aspetto gradevole? Se sei donna, non allegare la foto al curriculum vitae: rischieresti di non ricevere risposta. Se sei uomo, fallo: potresti essere contattato all’istante o quasi.

È il consiglio spassionato dei ricercatori Bradley Ruffle della Ben Gurion University e Ze’ev Shtudiner dell’Ariel University. Una bizzarria? Niente affatto.

La prova è stata trovata sul campo, con 5 mila curriculum finti inviati per 2.500 annunci veri pubblicati su carta od online. Due per ogni posto vacante. Uno con la foto di persone avvenenti, l’altro senza. Risultato: gli uomini belli sono stati ricontattati nella quasi totalità. Le donne belle meno, molto meno. E quelle che non si sapeva se belle o brutte, in quanto il loro profilo era privo di foto? Sì. O meglio, per queste ultime sono bastati sette cv a testa per fissare un colloquio, mentre per le altre la media richiesta è stata di 11.

Come si spiega il pregiudizio per cui «chi è bella è scema»? Nei paesi dove fra gli addetti alla selezione del personale le donne sono in percentuale altissima (in Israele il 93 per cento) sicuramente la rivalità femminile conta. Ma parecchi studi su bellezza & lavoro indicano che in altre situazioni capita l’opposto, in linea con un altro luogo comune: una bella donna ha maggiori chance.

Per esempio, la ricerca «Beauty pays», firmata dall’economista dell’Università del Texas Daniel Hamermesh, calcola l’impatto dell’aspetto fisico sulla busta paga. Per lui le belle guadagnano il 12 per cento in più rispetto alle brutte, con uno scarto a fine carriera anche di decine di migliaia di dollari l’anno.

«Se proprio devo scegliere, opterei per la veridicità del secondo studio» commenta Paolo Citterio, presidente della Gidp Hrda, associazione dei direttori del personale a cui fanno capo 3.850 soci in rappresentanza della quasi totalità delle società di taglio medio-grande attive in Italia.

«In fase di selezione a parità di competenze si è soliti optare per chi ha un aspetto più gradevole. Starà poi al singolo dimostrare di saperci fare e avere in cambio condizioni contrattuali migliori. Ma solo una volta operativo. Non certo in fase di colloquio».

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