Russia - Italia: tutti gli incroci economici tra i due paesi
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Russia - Italia: tutti gli incroci economici tra i due paesi
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Russia - Italia: tutti gli incroci economici tra i due paesi

Le grandi banche italiane e oltre 400 imprese alla corte dello zar Putin, dove i colossi energetici Eni ed Enel fanno affari d'oro con Gazprom e Rosneft

Non sono pochi gli intrecci tra l’economia italiana e quella russa, anche se l'entrata indiretta del colosso Rosneft in Pirelli, in un momento di alta tensione internazionale dopo l'addio della Crimea all'Ucraina per riabbracciare Mosca, ha riacceso i riflettori sulle storiche relazioni commerciali tra i due paesi.

L'Italia è il sesto fornitore della Russia con una quota di mercato del 4,4% e il quarto cliente, soprattutto di energia (gas e petrolio), con il 6,6%.

Partiamo, quindi, dalla Rosneft stessa, il gigante russo del petrolio che controlla anche il 21% della Saras, le raffinerie della famiglia Moratti, e che da anni ha stretto alleanze con i colossi italiani dell’energia, quali Enel ed Eni, uno dei maggiori acquirenti di greggio da Rosneft, con la quale ha dato vita a una joint venture per l'esplorazione nel Mar Nero e nel Mare di Barents.

Eni, inoltre, è anche il maggiore acquirente di gas da Gazprom nonché partner di Gazprom nel mega gasdotto South Stream.

Dal canto suo Enel, primo operatore estero a entrare nel mercato russo dell'energia elettrica, possiede il 56% di Ogk-5, gruppo con quattro centrali termoelettriche, e partecipa anche al 49,5% a RusEnergoSbyt con una quota del 4% della domanda del mercato russo, mentre nel settore nucleare ha firmato un accordo di collaborazione con RosAtom.

Sempre nel campo petrolifero, di rilievo sono le iniziative in Italia del colosso russo Lukoil, che ha rilevato la raffineria Isab dalla Erg (la compagnia della famiglia Garrone), mentre in Russia l'italiana Saipem (gruppo Eni) si è aggiudicata importanti contratti, i più recenti dei quali da parte proprio di Lukoil.

Nel business del carbone, invece, è attiva la genovese Coeclerici, che opera in Russia da 60 anni e nel 2008 ha acquistato la miniera di carbone di Korkchakol.

Ben presente in Russia è anche Technimont, che ha iniziato il 2014 con due contratti per la realizzazione di impianti di fertilizzanti; la Fiat opera nella regione di San Pietrobrugo con impianti a Tartstan e Nizhny Novgorod.

Del resto tutti i nomi di rilievo dell'industria italiana, come pure i grandi nomi della moda e dell'alimentare, che trovano in Russia una clientela molto attenta, sono attivi nel paese guidato da Putin: nel settore siderurgia - metallurgia ricordiamo Techint, Danieli, Dalmine, Ansaldo, Marcegaglia; nella ceramica Marazzi; nella gomma Pirelli e Comozzi; negli elettrodomestici Merloni, Indesit e De Longhi; nella farmaceutica Menarini, Soren ed Esaote.

Non manca la finanza che conta: il fondo Pamplona, lussemburghese di domicilio, ma riconducibile al banchiere russo Alexander Knaster, ha il 5% di UniCredit, la banca milanese che è attiva in Russia, come anche Intesa Sanpaolo, UBI Banca, Mps e Bnl.

In base ai più recenti dati dell'Ice, oltre 400 le aziende italiane operano alla corte dello zar Putin, con una presenza massiccia di imprese meccaniche seguite dall'arredamento - edilizia, dalla moda, dai servizi e dall'agroalimentare.

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