Romania: è crisi e recessione. Anche politica
Romania: è crisi e recessione. Anche politica
Economia

Romania: è crisi e recessione. Anche politica

L’instabilità politica e la deriva antidemocratica complicano la situazione economica

Il secondo Paese più povero d’Europa, la Romania, è stato colpito pesantemente dalla crisi. La crescita, infatti, ha invertito la rotta nel 2008, passando dal +7% al -7% dell’anno successivo. Bucarest ha chiesto un prestito da 26 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale e, nel tentativo di porre un limite al deficit, ha adottato alcune fra le misure più severe di tutta l’Unione: un taglio del 25% agli stipendi del settore pubblico che, nel 2010, ha messo milioni di persone nella difficile condizione di chi non sa come far quadrare i conti a fine mese.

Emil Boc, alla guida di un Governo di centro destra, ha calato la scure sulle pensioni, bloccato le assunzioni nel pubblico e aumentato l’Iva del 5% che è passata così dal 19 al 24%. Una scelta, quest’ultima, che si è tradotta in una riduzione dello 0,5% del Pil che, nel 2010, si è attestato a -1,3%. Accusato di corruzione e di indifferenza nei confronti dei cittadini, il Governo è stato costretto a elezioni anticipate lo scorso gennaio, in seguito alle proteste che per tre settimane hanno tenuto banco nel Paese. Al trend negativo intende cercare di porre rimedio il nuovo governo di centro sinistra guidato dal 40enne Victor Ponta, accusato di una deriva antidemocratica.

A complicare le cose c’è la corruzione che, come ha rilevato un report reso noto poche settimane fa dalla Commissione Europea, rappresenta una pesante ipoteca sullo sviluppo. La Romania, inoltra, vanta un altro triste primato: fra i Paesi occidentali, infatti, è quella con il più alto tasso di povertà fra i bambini: Il 25,5% dei minori romeni, infatti, vive in case in cui il reddito è pari a meno della metà del reddito nazionale, la cui media non arriva a 350 euro al mese.

Circa il 20% del settore bancario romeno fa capo a istituti finanziari greci e il resto a banche austriache che sono state messe sull’avviso dal proprio Governo di limitare i prestiti. L’ufficio nazionale di statistica ha recentemente confermato i timori: il Paese è entrato in recessione. Per il secondo trimestre consecutivo, infatti, l’economia ha ceduto lo 0,1%, dopo il -0,2% dell’ultimo trimestre del 2011. A trainare l’economia ci sono agricoltura, foreste e pesca con un +4%, seguite da tecnologie dell’informazione e comunicazione con 2,2%. Deludono invece la pubblica amministrazione, difesa, educazione, salute con -4,3%; immobiliare con -1,4%, servizi finanziari a -1,2%.

La disoccupazione che nel 2010 si attestava su 7,2% è destinata a crescere quest’anno: la crisi economica e l’instabilità politica, infatti, hanno fatto sì che molte multinazionali che avevano puntato sui costi produttivi ridotti dei mercati emergenti nell’Est europeo abbiano scelto di chiudere i battenti. Nel 2008, se ne sono andati dalla Romania Nestlè, Colgate e Kraft, nel 2009 è stata la volta di Coca-Cola, nel 2011 Nokia e l’azienda lattiero-casearia israeliana Tnuva hanno terminato le attività, generando migliaia di disoccupati. Anche Renault, che nel 1998 ha acquisito Dacia, ha deciso di spostare parte della produzione a Casablanca. La Romania, dunque, che nel 2009 contava 24 mila imprese esportatrici, ne ha oggi solo 9 mila. Entro quest’anno, inoltre, l’austerity trasformerà altri 300 mila dipendenti statali in disoccupati.

A più di vent’anni dalla caduta del comunismo, infine, il referendum di domenica scorsa per la rimozione del presidente Traian Basescu apre la porta a nuovi conflitti politici e all’instabilità. Non stupisce dunque che, secondo un’inchiesta condotta alla fine del 2011 dall’istituto di ricerca Newsln, un cittadino romeno su cinque vorrebbe lasciare il Paese per lavorare all’estero, mentre il 25% degli intervistati dichiara che il proprio reddito è insufficiente alla sopravvivenza. Il rating Baaa3 di Moody’s con tendenza al negativo, dunque, certifica lo stato di malessere del Paese.

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