Risparmi: un italiano su due rinuncia a investire nel 2014
Carino / Imagoeconomica
Risparmi: un italiano su due rinuncia a investire nel 2014
Economia

Risparmi: un italiano su due rinuncia a investire nel 2014

Colpa della recessione: per mantenere il proprio tenore di vita, si continua ad attingere dal salvadanaio

Dove si orienterà il risparmio degli italiani nel 2014? A questa domanda ha provato a rispondere una recente indagine del colosso bancario e assicurativo olandese ING realizzata in 13 paesi su un campione di 13 mila risparmiatori.

Il risultato, per quanto riguarda gli abitanti della Penisola, non è dei più entusiasmanti: 5 italiani su 10 non investiranno quest’anno, 2 su 10 sono ancora incerti, mentre chi investirà prediligerà depositi a termine (13%), titoli di stato (9%), mercato immobiliare (6%), azioni (5,3%), fondi comuni d'investimento (4,9%) e obbligazioni corporate (3,1%).

Quanto ai conti correnti (2,8%), se nel 2013 il 17% degli italiani ha cambiato banca, per il 2014 ING (che in Italia è presente con la banca online ING Direct ) ipotizza che un altro 16,5% lo farà, a fronte di un 64,4% che non cambierà e di un 19% che ancora non sa.

Il perdurare del disagio dei consumatori italiani rispetto al proprio risparmio non deve però sorprendere: molte famiglie, per mantenere il proprio standard di vita, hanno dovuto attingere ai risparmi accumulati in passato.

"Il secondo anno consecutivo di recessione ha generato un aggravamento del quadro occupazionale, con conseguenze negative in termini di reddito disponibile. Un contesto certamente non ideale per l’accumulazione di nuovo risparmio" spiega Paolo Pizzoli, economista di ING.

Ecco perché gli italiani che vedono peggiorate le proprie finanze negli ultimi tre mesi sono quasi sei su dieci: il 58%, una percentuale comunque migliore rispetto al 59% fotografato a inizio 2013.

Peggio di noi, fa solo la Francia: la percentuale di chi lamenta un calo delle proprie finanze al di là delle Alpi passa infatti dal 46% dell’anno scorso al 55% attuale.

E non stupisce, quindi, che in caso di una drastica riduzione delle entrate, come la perdita dello stipendio di uno dei componenti famigliari, il 42% degli italiani non avrebbe addirittura risparmi a sufficienza per andare avanti tre mesi.

Sale inoltre da 26 a 33% la percentuale degli italiani che non hanno risparmi accantonati, leggermente sopra la media europea di 32%, mentre quasi la metà delle famiglie (49%) non riesce ad aggiungere nuove somme al proprio gruzzolo.

Quanto ai più fortunati che ancora possono permettersi di investire, certo non brillano per appagamento dei propri risparmi: i soddisfatti sono solo il 16%, un valore in calo dal 25% dello scorso anno, quando c’era stata una ripresa rispetto al minimo del 12% del 2012.

Una percentuale molto più bassa rispetto a quella registrata tra i lussemburghesi, olandesi e austriaci, che contano rispettivamente il 45%, il 43% e il 38% di soddisfatti.

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