Evasione all'estero: perché è slittata la collaborazione volontaria
Evasione all'estero: perché è slittata la collaborazione volontaria
Economia

Evasione all'estero: perché è slittata la collaborazione volontaria

A spingere l'esecutivo a rallentare l'iter parlamentare sarebbero state alcune perplessità emerse durante un ciclo di audizioni alla Camera

Si allungano i tempi del provvedimento sul rimpatrio dei capitali occultati fuori confine. 

Il governo martedì, confermando le anticipazioni comparse a inizio settimana sulla stampa specializzata e non, ha deciso di stralciare dal decreto e far confluire in un disegno di legge ad hoc le norme sulla procedura di collaborazione volontaria per l'emersione dei capitali illecitamente esportati all'estero.

A spingere l'attuale esecutivo a fare marcia indietro, sarebbe stato il cambio della guardia a Palazzo Chigi tra Letta e Renzi nelle scorse settimane, che ha rallentato i lavori parlamentari e ridotto di conseguenza i tempi per la conversione del decreto.

Il testo, infatti, giaceva ancora in prima lettura alla Camera e sarebbe dovuto passare in Senato per essere tradotto in legge entro il 28 marzo.

Ma alla base della decisione di procedere con un disegno di legge, che ha un iter parlamentare più lungo, anziché con un decreto, vi sono anche alcune perplessità emerse durante il ciclo di audizioni conclusosi la scorsa settimana a Montecitorio.

Come quella sollevata da commercialisti e tributaristi, che dicono di rischiare conseguenze penali se danno assistenza ai contribuenti che optano per la collaborazione volontaria.

Negli ambienti di centro - destra interni alla maggioranza, secondo quanto riportava il Messaggero lunedì, si sostiene inoltre che il giro di vite sia tale da non rendere conveniente l'emersione.

Tanto che, su consiglio degli intermediari finanziari, si penserebbe di introdurre un'aliquota compresa tra il 18 e il 25% per i piccoli depositi fino a 3 milioni di euro.

Il decreto sul rimaptrio dei capitali era stato varato dal precedente governo guidato da Enrico Letta e ha introdotto per la prima volta in Italia la cosiddetta "voluntary disclosure": chi aderisce può dichiarare i capitali detenuti illecitamente all'estero beneficiando di uno sconto sulle sanzioni amministrative e di un regime di favore sul piano penale, ma dovrà pagare l'intero importo dovuto.

Stando alle stime indicate dal precedente ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, grazie alla collaborazione volontaria lo Stato potrebbe incassare 8 miliardi di euro, di cui 3 nel 2014 e 5 nel 2015.

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