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Economia

La riforma fiscale di Trump avvantaggia i ricchi e le imprese

Il Tax Plan punta sulla crescita economica: abbassa l’aliquota individuale più alta dal 39,6% al 37% e porta al 21% quella per le aziende

Il Senato e la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, a distanza di poche ore, hanno dunque approvato la riforma fiscale repubblicana.

È la più grande trasformazione dell’impianto fiscale degli Usa dal 1986: manca solo la firma di Dondald Trump.

Per il presidente si tratta della prima vittoria al Congresso, e un passaggio fondamentale della sua presidenza.


La nuova normativa fiscale da 1,5 trillioni di dollari:

  • abbassa l’aliquota individuale più alta dal 39,6% al 37%.
  • riduce le tasse alle imprese in modo clamoroso: diventerà del 21% rispetto all’attuale 35%.

I democratici hanno defintio il provvedimento una “disgrazia” per il paese. State mettendo a soqquadro l’America, ha detto, il leader democratico al Senato Chuck Schumer.

I leader repubblicani sostengono invece che saranno i risultati di questa riforma a renderla popolare presso gli elettori americani. Dobbiamo saperla "vendere" bene, ha osservato il leader repubblicano al Senato, Mitch McConnell. Forti preoccupazioni oltre che per le differenze sociali che potrebbero accentuarsi, anche per il rischio di deficit federale.

Per i difensori del provvedimento, sarà la crescita economica che avvierà a far arrivare soldi anche ai ceti più popolari. Perché, per la cultrura ultraliberista del Partito Repubblicano, la tassazione non deve mai avere obiettivi di redistribuzione del reddito. Insomma: importante che la torta a disposizione cresca, se cresce ne avranno pezzi più grandi rispetto a oggi anche i più poveri. Non importa che la fetta di chi ne ha già una fetta grande sarà ancora molto molto più grande.

Consapevoli dunque che per ora il provvedimento non sembra piacere: secondo un sondaggio Cnn di martedì 20 dicembre, il 55% degli elettori ha un parere sfavorevole sul nuovo sistema di tassazione; e solo il 33% lo vede in modo favorevole.

"Taglio storico delle tasse"

“Il più grande taglio alle tasse della Storia”. Così un trionfante Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha definito più volte su Twitter la sua riforma fiscale.

La stime che circolano in questi giorni parlano di un costo per le casse dello stato americano di 1.400 miliardi di dollari circa in 10 anni, determinati ovviamente dal minor carico fiscale previsto dalla Riforma Trump. Chi beneficerà di questo maxi-taglio alle tasse? 

Meno tasse alle imprese

Di sicuro ne godranno le imprese che, in linea di massima, vedranno scendere l’aliquota dell’imposta sui loro profitti dal 35 al 20%, un livello che rende gli Stati Uniti “paradiso fiscale” per le aziende. Quasi tutti i maggiori paesi industrializzati, infatti, hanno un prelievo sui redditi aziendali più alto: la media europea è del 23% mentre quella dell’Ocse è pari al 22%.

Nel Vecchio Continente, soltanto l’Irlanda ha un’aliquota molto più competitiva, fissata da anni al 12,5% e mai innalzata, neppure ai tempi dell’austherity di Eurolandia. Se i tagli alle tasse per le imprese trovano molto consenso, le discussioni più accese riguardano invece gli effetti della Riforma Trump sui redditi dei singoli contribuenti e delle famiglie, con l’opposizione democratica che accusa il presidente di voler avvantaggiare i ricchi.   

Cambio di regime

Va ricordato che in America, come in Italia, le persone fisiche sono tassate con un’ imposta progressiva simile alla nostra irpef, che ha un’aliquota che cresce per scaglioni all’aumentare del reddito. Attualmente, le aliquote dell’“irpef americana” sono 7 e variano tra un minimo del 10% e un massimo di quasi il 40%, con prelievi intermedi al 15-25-30 e 35%. 

Inizialmente, Trump voleva dare una maxi-sfoltita a questi scaglioni, lasciandone solo 3. Poi, però, nelle trattative parlamentari ha dovuto ammorbidire le proprie posizioni e accettare di mantenere un numero di aliquote maggiori. Attualmente esistono due versioni della riforma fiscale, una approvata alla Camera e una al Senato, sulle quali dovrà essere trovato un compromesso per un testo definitivo. Entrambe le versioni hanno però più o meno lo stesso impianto, con alcune differenze.  

Tra deduzioni e no tax area 

In particolare, la versione uscita alla Camera ha 4 aliquote che crescono all’ammontare del reddito e sono comprese tra un minimo del 12% e un massimo del 39,5%. Quella votata al Senato ha invece 7 scaglioni, con un’aliquota minima del 10% e una massima del 38,5% sulla parte di reddito più alta, con una limatura dell’1% rispetto tassazione attuale prevista per i contribuenti più ricchi. 

In entrambe le camere, è stata inoltre votata una revisione del sistema di deduzioni e della no tax area, cioè la soglia di reddito al di sotto della quale un contribuente non paga imposte. Nello specifico, la no tax area è stata drasticamente ridotta o azzerata mentre è aumentato il livello della deduzione standard, cioe’ un importo forfetrario che puo’ essere sottratto dai redditi.  Per una famiglia di coniugi con due figli, per esempio, la deduzione standard raddoppierà con la riforma da poco più 12mila a oltre 24mila euro

L’aumento delle deduzioni avvantaggia ovviamente i contribuenti piu’ ricchi  poiche’ hanno la possibilita’ di far scendere il loro reddito imponibile nello scaglione piu’ alto, dove sono soggetti a una quota di tasse maggiore.

A dire il vero, con questo mix di ritocchi alle aliquote e alle deduzioni, ci sarà un calo delle tasse un po’ per tutte le famiglie. Tuttavia, mentre i contribuenti con meno di 25mila dollari di reddito risparmieranno qualche centinaia di euro di imposte, quelli che guadagnano oltre 100-175mila euro avranno un beneficio fiscale di almeno 2-3mila euro annui

Colpo all'Obamacare

Ci sono inoltre due  dettagli che hanno dato vigore alle tesi dei detrattori della Riforma Trump. Innanzitutto, la manovra fiscale prevede anche che molte delle deduzioni oggi esistenti decadano fra 10 anni, a meno che non vengano rinnovate dal Congresso. Dal 2027 in poi, insomma,  potrebbero venir meno tutti i vantaggi che ci sono nell’immediato per i contribuenti meno ricchi.

Inoltre, assieme alle nuove misure in materia di fisco, l’amministrazione repubblicana ha  abolito l’obbligo per tutti di stipulare una polizza contro le malattie, smantellando un altro pezzetto dell’Obamacare, la riforma sanitaria dell’ex-presidente Obama.

 Il che, secondo diversi osservatori, potrebbe far aumentare il costo delle coperture sanitarie per molti contribuenti che vogliono continuare ad assicurarsi. Anche se le tasse per le famiglie diminuiranno, insomma, c’è il rischio concreto che a crescere siano le spese che gli americani devono affrontare per curarsi. 

Per saperne di più

Questo articolo è stato pubblicato la prima volta il 5 dicembre 2017 e aggiornato il 20 dicembre.

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