Redditometro, l'eutanasia
Redditometro, l'eutanasia
Economia

Redditometro, l'eutanasia

A gettare un’ombra sullo strumento che dovrebbe verificare la congruità delle spese con le entrate non sono solo le sentenze dei giudici. Ma la stessa Agenzia delle entrate, che lo sta depotenziando

La sonora bocciatura della Commissione provinciale tributaria di Reggio Emilia, che l’ha definito illegittimo e perfino incostituzionale, non sarà la pietra tombale sul nuovo redditometro. Ma probabilmente solo perché non ce n’è più bisogno. Le critiche verso il nuovo strumento antievasione sono così largamente condivise da fare pensare che, se mai entrerà davvero in vigore, sarà ben diverso da quello annunciato a suo tempo con tanta enfasi. Né può essere senza significato che, a più di un anno e mezzo di distanza dal primo «arriva il redditometro», la sua partenza reale continui ogni volta a essere rinviata.

TUTTO SUL REDDITOMETRO

Due le pecche principali che hanno indotto la commissione tributaria reggiana a «disapplicarlo» (in linea con un’analoga ordinanza del Tribunale di Napoli di febbraio): la violazione del diritto alla privacy, derivante dall’obbligo di presentare gli scontrini, e quella del diritto alla difesa del contribuente, attraverso una presunzione di spesa basata su medie statistiche. È soprattutto questa che si candida a spazzare via il redditometro della discordia.

Il perché lo spiega il presidente emerito dei commercialisti romani Gerardo Longobardi: «Finché il redditometro fa emergere l’anomalia di un reddito inferiore alle spese documentate, nulla da obiettare. Ma che si usino le medie Istat per fissare livelli minimi di spesa è inaccettabile. Come se si potesse stabilire quanto spende ogni famiglia per mangiare o per vestirsi».

L’amministrazione ha fatto sapere che proporrà ricorso. Anche con l’argomento che la commissione reggiana non aveva titolo per pronunciarsi sul nuovo redditometro, dal momento che il ricorso in questione si riferiva al vecchio. Ma questo sembra tutto sommato secondario. Il punto decisivo è che da mesi è la stessa Agenzia delle entrate a ridurre a ogni piè sospinto il campo di applicazione della sua creatura. Prima ha precisato che serve solo a individuare eventuali anomalie da verificare con il contribuente, poi che non si applica ai pensionati monoreddito, infine che non considererà scostamenti fra reddito e spesa fino a 1.000 euro al mese.

L’unica precisazione che manca è quella definitiva: che il redditometro, almeno nella forma in cui era stato presentato, finisce in soffitta.

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