Nel salotto la Fiat è sempre più sola
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Nel salotto la Fiat è sempre più sola
Economia

Nel salotto la Fiat è sempre più sola

Dietro l’uscita di Pesenti dalla Rcs c’è lo scontro tra Della Valle ed Elkann. Le cui scelte stanno allargando la frattura con parte dell'imprenditoria

"Non voglio essere vittima del fuoco amico". Così Carlo Pesenti, leader dell’Italcementi, una delle principali multinazionali italiane, spiega ai colleghi la clamorosa decisione di uscire dal cda di Rcs Mediagroup, 25 anni dopo la grande alleanza siglata da papà Giampiero con il gruppo Agnelli, sotto gli
auspici di Enrico Cuccia. Non è (ancora) un divorzio, spiegano i collaboratori dell’ingegnere, ma una sorta di ultimo monito ai "duellanti", ovvero John Elkann e Diego Della Valle, per porre fine allo scontro a suon di insulti che complica la navigazione, già precaria di suo, della navicella di via Solferino. Il prossimo passo, se non cambierà la musica, sarà l’uscita dal gruppo, in cui la società bergamasca pesa per il 4 per cento.

Pesenti segnala "la mancanza di coesione in consiglio e tra azionisti" più "alcune scelte industriali e strategiche che non ha appieno condiviso" da ascrivere all’amministratore delegato Pietro Scott Jovane. Non solo l’acquisto di Hotelyo o di Neomobile Gaming, due siti legati indirettamente alla Lamse di Andrea e Anna Agnelli, per cui la Consob intende indagare, ma anche le mosse in Spagna o altre scelte strategiche non discusse in cda.

L’uscita del numero uno di Italcementi segna un nuovo passo verso il Corriere formato John Elkann, grande sponsor di Scott Jovane. Anche perché è iniziata a gennaio la ritirata di Mediobanca che ha venduto il 2,1 per cento del capitale. Ma i criteri di governance adottati dal presidente di Fiat in quello che fu il salotto buono dell’editoria italiana favoriscono nuovi malumori con il Gotha dell’imprenditoria italiana, complicando il lavoro di Giorgio Squinzi in ottimi rapporti con Sergio Marchionne che spera di far tornare in Confindustria. Ma il passo indietro di Pesenti, artefice della riforma della confederazione, dimostra che, almeno in materia di governance, le distanze sono notevoli, come conferma la recente sortita di Guido Barilla ai microfoni di Radio 24: su Rcs l’industriale parmigiano, che non ha azioni del gruppo, è esplicito: "Sto con Della Valle".

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