Quanto costa la felicità?
Economia

Quanto costa la felicità?

Tanto, troppo: per la coppia di economisti Betsey Stevenson e Justin Wolfers nessuno avrà mai abbastanza soldi per sentirsi davvero soddisfatto

La felicità si compra. Con tanti, tanti soldi, perché se la gioia e la serenità hanno un prezzo, questo non potrà che diventare sempre più alto man mano che le aspettative e i bisogni dei singoli componenti della famiglia aumenteranno. E' questo il risultato di una nuova ricerca portata avanti dalla coppia di economisti Betsey Stevenson (americana) e Justin Wolfers (australiano). Banalmente, quindi, dovremmo credere che nei paesi ricchi le persone siano più felici di quelle nate e cresciute nelle nazioni più povere, e le famiglie più abbienti ben più allegre e spensierate di quelle meno fortunate di loro.

Ma non si era sempre detto che il denaro non può comprare la felicità e che, in fin dei conti, l'avere meno soldi implica liberarsi di parecchi pensieri e preoccupazioni? Cosa è successo? Perché la comunità scientifica ha di nuovo cambiato idea? Qualche tempo fa era stato addirittura definito, sempre dagli americani, il "reddito ideale", pari a 75mila dollari, vale a dire quella quantità di denaro capace di garantire una qualità della vita molto buona e da non superare, perché qualsiasi incremento degli introiti familiari avrebbe portato con se' più grattacapi che benessere.

Ebbene, Stevenson e Wolfers hanno dimostrato che tutto questo è falso. Utilizzando due grafici per interpretare i risultati di una serie di interviste da loro raccolte. Il primo è relativo a famiglie più o meno ricche che abitano uno stesso paese. Graficamente, è lampante il fatto che non solo le famiglie più abbienti si siano dichiarate ovunque nel mondo più soddisfatte, ma anche che nelle nazioni sviluppate vi sia un appagamento legato a una condizione di maggiore benessere diffuso che negli emergenti manca.

Nel secondo grafico, invece, le risposte delle singole famiglie vengono lette per valutare le differenze tra i vari paesi. Ebbene, oltre a confermare ciò che era già emerso nel precedente grafico, e quindi che nei paesi ricchi si vive meglio, l'andamento della curva di benessere, se così la vogliamo chiamare, dimostra che anche la teoria del "reddito ideale" è falsa. Perché più soldi circolano all'interno di una nazione, meglio stanno i suoi cittadini. O almeno questo sostiene la coppia di economisti anglosassoni.

Se questo è vero, perché dagli anni Settanta ad oggi il valore dell'economia americana è raddoppiato ma il benessere generale è calato? Semplice: l'aumento della disuguaglianza ha fatto crescere il numero dei ricchissimi ma anche dei poveri. E ovviamente i poveri, con pochi soldi a disposizione, non possono dichiararsi più felici o più soddisfatti della loro attuale condizione.

Per aumentare il livello di soddisfazione delle persone, quindi, non è sufficiente registrare una crescita del Pil stabile e continua, ma è necessario mettere a punto meccanismi efficaci per distribuire la ricchezza prodotta nella maniera più equa possibile.

I più letti

avatar-icon

Claudia Astarita

Amo l'Asia in (quasi) tutte le sue sfaccettature, ecco perché cerco di trascorrerci più tempo possibile. Dopo aver lavorato per anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong, per qualche anno osserverò l'Oriente dalla quella che è considerata essere la città più vivibile del mondo: Melbourne. Insegno Culture and Business Practice in Asia ad RMIT University,  Asia and the World a The University of Melbourne e mi occupo di India per il Centro Militare di Studi Strategici di Roma. Su Twitter mi trovate a @castaritaHK, via email a astarita@graduate.hku.hk

Read More