Quantitative easing, 4 segnali che sta funzionando
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Quantitative easing, 4 segnali che sta funzionando
Economia

Quantitative easing, 4 segnali che sta funzionando

Spread a 85 punti base, l'euro al ribasso, le stime positive su prestiti e inflazione al rialzo. Ecco perchè L'Europa scommette su Draghi

Il quantitative easing sta già funzionando. Parola di Mario Draghi, presidente della Banca Centrale (Bce), che ieri ha ribadito la validità delle misure di stimolo all'economia assunte dalle autorità monetarie di Francoforte. A partire da marzo, infatti, la Bce ha iniziato ad acquistare titoli di stato di Eurolandia per circa 60 miliardi di euro al mese, immettendo così una montagna di liquidità sul mercato. Con quali effetti? Ecco, di seguito, una panoramica sulle conseguenze immediate e secondarie del quantitative easing (Qe), che sembrano convalidare le tesi di Draghi.


Il calo dello spread

Il primo effetto del Qe è il calo degli spread, i differenziali di rendimento tra i titoli di stato dei paesi “periferici” come l'Italia e quelli della Germania. Lo spread tra i Btp e i Bund, per esempio, oggi è tornato al di sotto degli 85-90 punti base (0,85-0,9%%), un livello che non si vedeva dal 2008. Il che permette al nostro paese (e ad altri membri di Eurolandia) di pagare meno interessi sul proprio debito, risparmiando almeno 4-6 miliardi in un anno, che possono poi essere utilizzati per dare un sostegno all'economia.

Leggi qui: cos'è il quantitative easing e come funziona

L'euro in ribasso

Un'altra conseguenza evidente dell'avvio del quantitative easing è il calo delle quotazioni dell'euro sui mercati valutari. Poiché la liquidità immessa sul mercato dalla Bce viene in parte utilizzata da chi la riceve per comprare attività estere, denominate in dollari e in altre valute, la moneta unica europea si sta deprezzando e oggi ha raggiunto un rapporto di cambio con la divisa statunitense vicino a 1, il minimo da 12 anni a questa parte. Si tratta di uno scenario che rafforzerà di sicuro le esportazioni verso l'estero dei paesi di Eurolandia, Italia compresa. Oltre al calo dello spread e al ribasso dell'euro, nei prossimi mesi il Qe potrebbe avere altre due dirette conseguenze sull'economia, che vengono esposte di seguito.

Leggi qui: tutti i numeri del Qe

Una spinta al credito

Se le banche avranno più soldi grazie alla vendita alla Bce di titoli di stato, di cui hanno le casse piene, saranno spinte a comprare attività finanziarie, cioè le azioni e obbligazioni societarie, ma anche attività reali come gli immobili, i cui prezzi si rivaluteranno. Con questo scenario di fondo, dovrebbe rafforzarsi anche il patrimonio degli istituti di credito, che saranno spinti così a dare più soldi in prestito alle imprese e alle famiglie.


L' inflazione

Una più robusta ripresa dell'economia nell'area euro, generata dalla politica monetaria della Bce e dalla ripresa del credito, può dare anche una spinta ai consumi e alla crescita dei prezzi. Se tra gli operatori economici di Eurolandia si diffonderà maggiore fiducia, vi sarà anche un aumento delle aspettative sull'inflazione futura, che ha sempre un ruolo importante nel determinare la dinamica del costo della vita. L'obiettivo primario del quantitative easing di Draghi è riportare l'inflazione europea attorno al 2%. Già a fine 2015, si potrebbe arrivare all'1,5%, contro il -0,3% registrato a febbraio.


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