Il prodotto interno lordo mondiale ricomincia a scendere
Il prodotto interno lordo mondiale ricomincia a scendere
Economia

Il prodotto interno lordo mondiale ricomincia a scendere

Per colpa di Europa, Cina, Turchia, India e Brasile

La crisi finanziaria è stata autenticamente globale, in quanto ha interessato, seppur in diversa misura, tutti i Paesi del mondo. Ormai, l'altissima integrazione fra economie anche fisicamente molto distanti ha fatto sì che rallentamenti e accelerazioni della crescita siano più o meno uniformi ovunque: per questo, statistiche che dipingono trend mondiali come quella oggetto del grafico di questa settimana, pubblicato da The Economist , sono molto più utili di quanto non fossero un paio di decenni fa.

Parliamo infatti del tasso di crescita del Prodotto interno lordo mondiale. Dalla linea tracciata nel grafico emerge chiaramente non solo la fase di maggior crisi economica, fra il 2008 e il 2009, ma anche un trend successivo di graduale ripresa. Solo dodici mesi fa, del resto, l'economia del pianeta stava crescendo a un tasso ragionevolmente accettabile del 3,1%.

I dati, però, sembrano poter indurre a credere che ci si stia avviando verso una nuova fase recessiva generale. L'Unione Europea, che rappresenta il secondo maggior bacino economico del mondo, dal 1° luglio è di nuovo in recessione. A ciò si aggiungono le preoccupazioni circa le prospettive future della Cina, che sta riorientando il proprio sistema economico in modo che sia maggiormente dipendente dal consumo interno e cresca a tassi più moderati. Il rallentamento cinese è particolarmente significativo, perché Pechino durante le fasi più acute della crisi aveva funto da traino, continuando a crescere (quasi) senza problemi: la crescita cinese aveva rappresentato quasi la metà di tutta la crescita economica mondiale sin quando il resto del pianeta aveva faticosamente iniziato a uscire dal tunnel della recessione.

Il dato europeo e quello cinese si accompagnano ad altri elementi altrettanto preoccupanti, che provengono da economie potenzialmente capaci di crescita ad alti tassi, ma ora zoppicanti. Si tratta di grandi Paesi emergenti come Turchia, Brasile e India, che sono alle prese con disordini sociali interni di varia origine, ma comunque difficilmente risolvibili nel brevissimo periodo.

 

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