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Economia

Privatizzazioni: i piani su Cdp, Poste e Ferrovie

Il ministro Padoan insiste con il suo programma di dismissioni che nelle intenzioni dovrebbe rilanciare il Paese e non solo tamponare il nostro debito

Per il momento il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non sembra voler arretrare di un millimetro sui suoi programmi di privatizzazioni. Nonostante le critiche, che tra l’altro giungono da settori della sua stessa maggioranza politica, il numero uno di Via XX Settembre insiste sulla necessità di mettere a segno delle dismissioni che, nelle sue intenzioni, non dovrebbero solo servire a risanare una parte di quel debito pubblico monstre per il quale Bruxelles ci tiene sempre sotto osservazione, ma anche a rilanciare le sorti economiche del nostro Paese. Insomma, un programma economico che ha ambizioni strutturali e non solo di mera cassa. E vediamo allora nel dettaglio quali sono le privatizzazioni più importanti che Padoan vorrebbe attuare.

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CASSA DEPOSITI E PRESTITI
Il progetto più ambizioso, e forse anche il più contestato, del ministro dell’Economia riguarda la Cassa depositi e prestiti. Stiamo parlando di un’istituzione economica che attualmente può contare su una dotazione finanziaria di circa 250 miliardi di euro, ossia tutti i risparmi postali degli italiani. Ebbene, le intenzioni di Padoan sarebbero quelle di mettere sul mercato una quota del 15% della Cdp, portando nelle casse dello Stato circa 5 miliardi di euro, visto che il valore patrimoniale del Gruppo è stimato attualmente in 33 miliardi di euro. Un’operazione che tra l’altro non farebbe perdere il controllo del Tesoro sulla Cdp, visto che in mano pubblica resterebbe ben il 65% del suo capitale. Vedremo se questa privatizzazione andrà in porto. Intanto i critici sono tanti, e alla base c’è la considerazione che in questi anni proprio la Cdp è stata utilizzata come veicolo per effettuare dei salvataggi pubblici di imprese che altrimenti sarebbero fallite. Un patrimonio dunque che non andrebbe toccato.

POSTE
Non è una novità assoluta invece quella riguardante la seconda tranche di privatizzazione delle Poste. Dopo aver quotato in Borsa Poste Italiane nel 2015, dismettendo il 35,5% del suo capitale, e dopo aver ceduto un’altra quota pari al 30% proprio a Cassa depositi e prestiti lo scorso anno, l’obiettivo del ministero dell’Economia sarebbe ora quello di vedere sul mercato la residua quota del 30%. Le modalità di dismissioni sarebbero le stesse utilizzate in passato: l’avvio di un’Ipo che porterebbe le quote di Poste in mano a investitori istituzionali e risparmiatori. La tabella di marcia dell’operazione, così come programmata al ministero, prevederebbe questa nuova privatizzazione entro la fine di quest’anno, ovviamente mercati permettendo.

FERROVIE DELLO STATO
E il via attende anche la privatizzazione delle Ferrovie dello Stato, annunciata anch’essa già da qualche tempo. Il progetto prevede che la rete del Gruppo Fs resterà pubblica e che, comunque, non più del 40% del pacchetto potrà essere venduto a privati. L’obiettivo che si vuole ottenere, al netto dei benefici finanziari per le casse dello Stato che però sono ancora da valutare con precisione, sarebbe la riduzione della differenza fra i servizi legati all’alta velocità e quelli per i pendolari. Come si vede dunque un cambiamento di carattere strutturale, che dovrebbe dare un senso meno puramente finanziario all’operazione di privatizzazione.

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