Buoni fruttiferi postali, rendimenti fino al 4,75%
Buoni fruttiferi postali, rendimenti fino al 4,75%
Economia

Buoni fruttiferi postali, rendimenti fino al 4,75%

Nuove emissioni per i prodotti d'investimento garantiti dallo stato, che piacciono ancora a molti risparmiatori. Ecco quanto offrono

Ci sono quelli indicizzati all'inflazione o al rendimento del Bot semestrale, oppure quelli che offrono un interesse prestabilito, che rimane costante o cresce nel tempo. Sono davvero tante le tipologie di Buoni Fruttiferi Postali (Bfp) emessi nel 2014 dalla Cassa Depositi e Prestiti e collocati sul mercato dagli sportelli del gruppo Poste Italiane. Si tratta di prodotti d'investimento tradizionalmente molto amati dai nostri connazionali, che vi hanno destinato finora circa 200 miliardi di euro di risparmi.

QUANTO RENDONO I BUONI POSTALI

INVESTIMENTI: LE PROSPETTIVE DEL 2014

A determinare il successo dei Bfp è senza dubbio il loro profilo rassicurante, giacché si tratta di strumenti finanziari garantiti dallo stato, che permettono di avere la piena restituzione del capitale investito in qualsiasi momento. Inoltre, i buoni postali costano poco o nulla: chi li acquista, infatti, non deve pagare commissioni di negoziazione né di gestione sulle somme versate. Gli unici oneri a carico del risparmiatore sono rappresentati dalle tasse. Sui rendimenti maturati ogni anno, infatti, c'è un prelievo fiscale del 12,5% , che è lo stesso previsto per i titoli di stato ed è più basso di quello che grava su altri prodotti finanziari come le obbligazioni, le azioni e i conti correnti (i cui interessi sono tassati al 20%). Inoltre, sull'intero capitale investito nei Bfp, viene applicata un'imposta di bollo dello 0,2% cioè la mini-patrimoniale introdotta due anni fa dal governo Monti. Sono però esenti da questo balzello tutti i portafogli impiegati nei buoni postali che hanno un valore complessivo al di sotto dei 5mila euro.

NUOVE EMISSIONI

Tra il 2013 e il 2014, la Cassa Depositi e Prestiti ha effettuato un restyling alla gamma dei Bfp e oggi propone sul mercato 12 emissioni diverse. Per chi vuole parcheggiare la liquidità nel breve e medio periodo, ci sono 3 categorie di strumenti: i buoni postali a 18 mesi, quelli per l'impresa (riservati esclusivamente alle aziende) e i Bfp Renditalia (che offrono un interesse pari a quello del Bot a sei mesi, più un extra-rendimento dello 0,15%). Chi sceglie questi prodotti deve accontentarsi di rendimenti assai risicati, che non superano lo 0,6% su base annua, corrispondente allo 0,52% circa, al netto delle tasse.

Chi vuole incassare degli interessi un po' più corposi, invece, deve indirizzarsi verso altre categorie di buoni, con una durata medio-lunga. Tra questi, si distinguono i Bfp Ordinari , i Bfp dedicati ai minori e i Bfp 3x4, che garantiscono tutti un rendimento prestabilito, che cresce progressivamente nel tempo. Nel caso dei Buoni Ordinari, per esempio, si parte da un interesse di appena lo 0,25% lordo ogni 12 mesi nel primo anno, per arrivare al 4,75% dal diciottesimo anno in poi. Per il Bfp 3x4, invece, il rendimento iniziale è dell'1,25% lordo ogni 12 mesi e raggiunge il 4,26% lordo, dal decimo anno in poi. Certo, per ottenere guadagni così alti bisogna armarsi di pazienza e aspettare un bel po' di anni. Non va dimenticato, però, che i buoni postali restano comunque rimborsabili in qualsiasi momento, senza il rischio di perdere neppure un centesimo sul capitale. Per ottenere i rendimenti già maturati, invece, a volte gli investitori devono aspettare un determinato intervallo di tempo (almeno un anno nel caso dei Bfp Ordinari o addirittura 36 mesi per i Bfp 3x4).

AGGRAPPATI ALL'INFLAZIONE

Se invece l'obiettivo del risparmiatore è quello di proteggere il valore della propria ricchezza dall'azione erosiva dell'aumento dei prezzi, i prodotti più indicati sono senza dubbio i Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all'inflazione. Garantiscono ogni anno un rendimento pari al caro-vita registrato in Italia, più un interesse aggiuntivo dello 0,75% lordo. Oggi, complice la crisi economica, l'inflazione nel nostro paese è assai contenuta (nel 2013 è stata di appena l'1,2%). In un'ottica di lungo termine, però, l'aumento dei prezzi resta sempre il nemico numero uno dei risparmiatori. Tra il 2005 e oggi, per esempio, il costo della vita è rincarato complessivamente del 20%. Chi, nel frattempo, non è riuscito a far fruttare i propri risparmi di una percentuale analoga, ha perso una bella fetta della proprio potere di acquisto.

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