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Petrolio ai minimi, tre idee per investire

Le quotazioni del greggio sotto la soglia di 45 dollari al barile. Ecco gli scenari che si aprono sui mercati

Mai così in basso dal 2009. E' il record negativo toccato dal prezzo del petrolio che si è assestato su livelli mai visti da cinque anni a questa parte. Le quotazioni del Brent, il greggio del Mare del Nord, sono scese in mattinata attorno ai 45,23 dollari al barile mentre il Wti, il contratto sull'oro nero statunitense, ha raggiunto i 44,43 dollari, facendo registrare un calo di ben il 3,4%. Secondo gli analisti, questa discesa non è giunta ancora al capolinea. Proprio ieri, infatti, gli esperti della casa d'affari Goldman Sachs hanno previsto un' ulteriore flessione dei prezzi fino a 39-40 dollari nei prossimi 6 mesi. In teoria, il calo delle quotazioni del greggio è una buona notizia, poiché potrebbe dare nuova linfa all'industria e all'economia di certi paesi, come l'Italia e le altre nazioni europee, che dipendono fortemente dalle importazioni di materie prime energetiche. Tuttavia, la retromarcia del greggio può portare anche parecchia instabilità sui mercati, zavorrando le quotazioni dei titoli petroliferi e aggravando la deflazione, cioè la discesa dei prezzi al consumo che oggi minaccia la ripresa economica dell'Eurozona. Non a caso, diverse case d'affari consigliano oggi agli investitori di muoversi con prudenza, poiché i listini rischiano oscillare a lungo tra alti e bassi. Ecco, di seguito, gli scenari che si aprono sui mercati finanziari dopo il calo delle quotazioni dell'oro nero.


Petroliferi in affanno

Molto probabilmente, il prossimo semestre non sarà particolarmente brillante per i titoli del settore petrolifero, anche se molte azioni hanno già perso terreno in borsa. A Piazza Affari, la scure degli analisti si è abbattuta per esempio su Eni, su cui gli esperti di S&P Equity hanno un rating sell (vendere) e hanno abbassato proprio oggi il prezzo obiettivo (target price) a 10,4 euro, il 30% in meno rispetto alle quotazioni registrate attualmente dal gruppo del cane a sei zampe (13,5 euro circa). Nell'ultima settimana, sono giunte cattive notizie anche per un altro titolo di Piazza Affari legato a doppio filo al prezzo del greggio: quello di Saipem. Gli analisti di Bernstein hanno infatti ridotto il target price sulle azioni della società da 10 a 5 euro, confermando il giudizio underperform (titolo che farà peggio del mercato) e aggiungendo una nota negativa anche per Tenaris. Per il noto gruppo che produce infrastrutture petrolifere, il rating di Bernestein è neutrale ma il target price è stato abbassato da 16 a 13 euro, pur rimanendo superiore alle quotazioni odierne del titolo (11,8 euro circa).

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Azioni, chi beneficia della ripresa

Il calo delle quotazioni del greggio potrebbe favorire l'accelerazione del pil in alcuni paesi la cui economia dipende fortemente dalle importazioni di petrolio. In questo scenario, a trarne vantaggio dovrebbero essere soprattutto i titoli ciclici, cioè quelli che beneficiano maggiormente di uno scenario di ripresa dell'industria e dei consumi. La pensano così gli analisti di Exane che intravedono la possibilità di qualche sorpresa positiva in Europa, dove l'incremento del pil potrebbe essere leggermente superiore al previsto. Le case d'affari tornano a essere dunque moderatamente ottimiste sulle borse del Vecchio Continente che, negli ultimi anni, hanno avuto performance meno brillanti rispetto a quelle statunitensi. Tra i titoli che piacciono agli analisti, per esempio, ci sono quelli del settore del lusso. L'ufficio studi di Bernstein, per esempio, promuove le azioni di alcuni big dell'alta moda europea come Richemont e Lvmh, su cui ha confermato il proprio rating outperform (farà meglio del mercato). Gli esperti di Morgan Stanley hanno invece puntato di recente i riflettori su un'altra categoria di azioni cicliche, quelle dell'industria del turismo. In questo settore, la casa d'affari statunitense ha individuato un gruppo di titoli che hanno un potenziale di rialzo di almeno il 10% nei prossimi mesi. E' il caso del tour operator Tui e delle catene alberghiere Intercontinental Hotel e Accor.

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Le incognite sui bond

Per chi investe in obbligazioni, lo scenario all'orizzonte si presenta con molte più incognite rispetto al comparto azionario. Non tanto per le oscillazioni del prezzo del petrolio, quanto piuttosto per le future mosse della Banca Centrale Europea (Bce). Entro l'ultima settimana di gennaio il presidente della Bce, Mario Draghi, potrebbe infatti annunciare finalmente il suo quantitative easing, l'acquisto di titoli di stato dell'area euro, con lo scopo di arginare lo spettro di una lunga deflazione. L'intervento di Draghi, in teoria, dovrebbe aprire uno scenario favorevole alle obbligazioni del Vecchio Continente, facendone salire i prezzi e diminuire i rendimenti. Peccato, però, che i margini di guadagno per gli investitori siano piuttosto risicati, visto che oggi i bond governativi dell'Eurozona danno già degli interessi ridotti al lumicino: il rendimento del Btp italiano a 3 anni collocato oggi, per esempio, si è attestato su un misero 0,61% lordo, corrispondente a poco più di mezzo punto, al netto delle tasse. “Ottenere buoni risultati nel mercato obbligazionario governativo europeo potrebbe rivelarsi alquanto improbabile”, scrive nel suo ultimo report Michele De Michelis, responsabile investimenti di Frame Asset Mangement che suggerisce invece l'idea di diversificare bene il portafoglio tenendo qualche posizione sui titoli di stato del Regno Unito.

Leggi qui: Il quantitative easing di Mario Draghi

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