Perdono il lavoro, si riscattano coltivando un orto
Perdono il lavoro, si riscattano coltivando un orto
Economia

Perdono il lavoro, si riscattano coltivando un orto

Alcuni cassintegrati romani hanno trovato un modo originale per rimanere uniti e costruirsi una nuova professione

Scrivono della forza della natura, che nonostante tutto dà soddisfazioni: «Il tempo ingrato non ha rallentato il percorso di crescita. Ecco spuntare le prime zucchine». Descrivono, con un’immagine e poche parole, piccole lotte quotidiane e speranze, minime anche loro: «Questa è epoca di legatura e scacchiatura dei pomodori i cui tralicci sono messi a dura prova dal forte vento. Certo ci vorrebbe un po’ più di sole e l’acqua sì, ma non torrenziale». Per raccontarsi hanno scelto un diario pubblico, digitale, un blog che ha dietro una grande e bella storia: quella di EutOrto , nome che contiene già tutto. Fusione di storia e presente, rivelatore di quello che non è più e di quello che, per fortuna, è venuto dopo.

EutOrto è la creatura degli ex lavoratori dell’Eutelia (da qui il prefisso «Eut»): ex involontari, cassintegrati, rimasti senza un impiego da un giorno all’altro. Costretti a reinventarsi per non fermarsi, per non sentirsi inutili. Costretti a farlo da non più giovani, tutti in un’età compresa tra i 45 e i 55, quando la vita è (o almeno dovrebbe essere) già avviata sui suoi binari e le alternative non si trovano forse perché, banalmente, non ci sono più.

«Il problema dei lavoratori informatici» racconta Gloria Salvatori, uno dei membri del gruppo «è che sono soggetti a un’obsolescenza veloce, soprattutto se non si aggiornano. Ci serviva un modo per non smarrirci, per rimanere coesi, perciò ci siamo rimboccati le maniche. Diventare un disoccupato può farti perdere la bussola. Completamente. Non volevamo che accadesse». Non c’era nemmeno di che consolarsi guardandosi intorno: «Eutelia ci ha mandati via nel 2009. La crisi non c’era ancora, c’eravamo solo noi e questa assurda realtà con cui convivere, senza assecondare la tentazione di precipitarci dentro». Erano esperti di informatica e telecomunicazioni, hanno intuito che a un riscatto non occorre per forza la coerenza, la continuità con la propria storia: allora hanno pensato all’agricoltura. Sono riusciti a farsi assegnare 3 mila metri quadri di terra e ora la coltivano alle porte di Roma, condividendo sul web le tappe di questo strano, curioso percorso.
 
Il blog, peraltro, non è stato l’unico risvolto digitale della vicenda: è grazie al web che questi contadini un po’ estemporanei hanno imparato le basi e i trucchi per ottenere buoni risultati. E in un primo momento hanno anche pensato di mettersi a vendere la frutta e gli ortaggi: «All’inizio eravamo convinti che l’orto si potesse tradurre in un risultato economico. A oggi, però, non riusciamo andare oltre l’autoproduzione e l’autoconsumo». Eppure nulla esclude che le cose possano presto cambiare: «Un mio ex collega, che poi era il mio capo» racconta Gloria «si è specializzato nelle erbe spontanee. Le usa per preparare delle torte salate, le vende nei mercatini e ci fa qualche soldo».

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Tutti i membri di EutOrto, in generale, si stanno organizzando per partecipare a uno dei bandi che la Regione Lazio ha lanciato per il potenziamento dell’agricoltura. Con più terra da coltivare si potrebbero coinvolgere altre persone, ragionare su una scala maggiore, cominciare a vendere i prodotti. D’altronde basta andare su Wwworkers.it , la community dei lavoratori della rete, per leggere tante storie di contadini digitali che, anche grazie alle nuove tecnologie, sono riusciti ad ampliare la loro potenziale clientela. «Il web» aggiunge Salvatori «è un metodo per ottenere visibilità, ma soprattutto uno strumento per condividere e conoscere le esperienze altrui». Incluse quelle di chi ha trovato in una zappa, una vanga, un pezzo di terra e un blog, un modo per tornare a progettare il proprio futuro e, nel frattempo, per sentirsi a posto con se stesso.

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