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Economia

Perché la Chiesa non pagherà i 4 miliardi di Ici

Per la Corte di Giustizia dell’Ue, la Curia deve liquidare gli arretrati dell’imposta sugli immobili. Ma per riscuotere c’è bisogno di una legge

A sbaragliare il campo dagli equivoci ci ha pensato oggi Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno, delegato per il fisco locale dell’Anci (l’associazione rappresentativa dei Comuni italiani). “La sentenza della Corte di Giustizia dell'Ue non consente direttamente alle amministrazioni comunali di recuperare gettito e soldi per l'Ici non versata”, ha dichiarato Castelli, riferendosi al pronunciamento del 6 novembre scorso dei giudici del Lussemburgo, che ha suscitato vasto clamore sulla stampa. 

Comuni disarmati 

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, per chi non lo sapesse, ha infatti stabilito che la Chiesa Cattolica avrebbe dovuto pagare una gran mole di arretrati dell’imposta comunale sugli immobili (Ici) per i fabbricati di sua proprietà. Per diversi anni, infatti, la Chiesa è stata esentata dal pagamento, grazie a una legge che ora risulta però illegittima. C’è chi stima un debito a carico della Curia di almeno 4 miliardi di euro e chi, invece, calcola una cifra ben superiore. Ma i Comuni (a cui è sempre spettato il compito di riscuotere l’Ici) potranno difficilmente passare alla cassa. 

La recente sentenza europea, come ha spiegato bene Castelli, non riguarda infatti direttamente la Chiesa Cattolica. Piuttosto i giudici hanno deciso di sanzionare l’Italia per avere consesso agli immobili di proprietà ecclesiastica una esenzione fiscale che, per le norme comunitarie, in realtà era appunto illegittima. Dunque, se non si farà ripagare i soldi non riscossi, il nostro Paese rischia  di essere sottoposto a una procedura d’infrazione, cioè di subire una multa. 

Una nuova legge

Ecco dunque spiegato perché i messi comunali non possono certo girare in lungo e in largo la Penisola per notificare cartelle esattoriali sull’Ici agli enti religiosi. Quest’ultimi non sono evasori fiscali. Non hanno pagato l’imposta semplicemente perché l’esenzione era prevista da un’apposita norma.

Ora che la legge è stata dichiarata ingiusta dalle istituzioni europee, occorre approvarne nuova che trovi una soluzione per applicare davvero la sentenza. Spetta dunque alle Camere prendere una decisione in proposito, con tutte le lungaggini che di solito caratterizzano l’iter di approvazione di un testo legislativo. Il rischio che tutto si perda nei meandri parlamentari è molto alto. 

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