Pensioni: i tagli in vista con la spending review di Cottarelli e la mini-riforma Giovannini
Guido Montani/Ansa
Pensioni: i tagli in vista con la spending review di Cottarelli e la mini-riforma Giovannini
Economia

Pensioni: i tagli in vista con la spending review di Cottarelli e la mini-riforma Giovannini

Il commissario alla spending review studia un prelievo sugli assegni d'oro e d'argento, mentre il ministro del Lavoro pensa a un'uscita anticipata, con un prestito erogato dall'Inps

Tagli da una parte e requisiti più generosi dall'altra. E' il doppio binario su cui sembra intenzionato a muoversi il governo Letta in materia di pensioni, con il piano di revisione della spesa pubblica (la spending review) e con un progetto di mini-riforma che ammorbidisce leggermente i requisiti della legge Fornero (la manovra previdenziale approvata nella scorsa legislatura, che ha innalzato notevolmente i requisiti di età per avere l'assegno Inps).

PENSIONI:COSA CAMBIA DAL 2014

LA SPENDING REVIEW DI COTTARELLI

Per ora si tratta soltanto di ipotesi ma, entro la primavera, i piani dell'esecutivo guidato da Enrico Letta potrebbero prendere corpo con provvedimenti ad hoc, che si muovono su due fronti opposti. Il primo è quello che riguarda i possibili tagli, attuati con la spending review, su cui sta lavorando il commissario governativo Carlo Cottarelli . In particolare, per dare una limatura alla spesa pubblica, Cottarelli e i suoi collaboratori potrebbero mettere nel mirino anche le pensioni: non tutte, ma soltanto quelle d'oro e d'argento, cioè gli assegni di importo medio-alto.

I tagli in vista riguarderebbero nello specifico le rendite previdenziali maturate con il metodo retributivo (cioè sulla base degli ultimi stipendi dichiarati prima di mettersi a riposo), che risultano sproporzionate rispetto ai contributi versati. Per questo tipo di pensioni, si ipotizza l'introduzione di un contributo di solidarietà (oltre a quello già introdotto sugli assegni sopra i 90mila euro). Il nuovo balzello verrebbe determinato in base alla differenza tra l'assegno effettivamente percepito dal pensionato (e calcolato con il sistema retributivo) e la rendita che invece sarebbe stata liquidata all'ex-lavoratore, tenendo conto soltanto della contribuzione accantonata. Maggiore è la differenza, più alto sarà il taglio, anche se il prelievo dovrebbe scattare soltanto sugli assegni più generosi (compresi quelli di reversibilità delle vedove) che superano una determinata soglia, ancora tutta da stabilire.

IL PRESTITO DI GIOVANNINI

Sul fronte opposto, il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, sta pensando invece ad alleviare gli effetti della legge Fornero, che ha innalzato di colpo l'età pensionabile (fino a 66 anni) e ha creato una folta platea di esodati, cioè di lavoratori rimasti senza un'occupazione, che oggi sono troppo giovani per accedere al pensionamento ma troppo anziani per trovare facilmente un nuovo impiego. L'idea del ministro è di istituire una sorta di prestito pensionistico, consentendo ad alcune categorie di persone di mettersi a riposo 2 o 3 anni prima rispetto a quanto prevede la legge Fornero. Con questo sistema, l'ex-lavoratore non riceverebbe un vero e proprio assegno previdenziale ma una sorta di anticipo da parte dell'Inps sulla pensione futura, per un importo che arriva al 75-80% della rendita (anche se si tratta per adesso di percentuali ipotetiche).

Una volta maturati i requisiti per mettersi a riposo, il beneficiario del prestito restituirà all'ente della previdenza, in maniera molto graduale, le somme incassate anticipatamente. In altre parole, ci sarà un taglio alla sua pensione ordinaria per un importo ancora da stabilire nel dettaglio (si parla di una decurtazione del 10-15%). In questa operazione, dovrebbero essere coinvolte anche le aziende, le quali continuerebbero comunque pagare dei contributi all'ex-dipendente, fin tanto che non matura i diritti alla pensione, trasformandoli in una sorta di sussidio. Resta comunque da stabilire con precisione chi avrà diritto ad accedere al nuovo prestito pensionistico. Per adesso, si parla di lavoratori con almeno 62 anni di età e 35 anni di contributi, che risultano attualmente senza occupazione o rischiano di rimanerci presto, alla fine del periodo di mobilità.

PENSIONI D'ORO. VIETATO TAGLIARLE

PENSIONATI E TARTASSATI

INTEVISTA A CARLO COTTARELLI

Ti potrebbe piacere anche

I più letti