Pensioni, le proposte di riforma
Ciro Fusco/Ansa
Pensioni, le proposte di riforma
Economia

Pensioni, le proposte di riforma

Uscite dal lavoro flessibili, divieti di cumulo con i redditi e tutele per gli esodati. I progetti in Parlamento per ritoccare il sistema previdenziale

Ammorbidire la legge Fornero e rendere più flessibile il pensionamento, almeno per alcune categorie di lavoratori. E' lo scopo di alcune proposte presentate in Parlamento per cambiare un po' il nostro sistema previdenziale. Diversi deputati e senatori hanno tentato di inserire questi provvedimenti nella Legge di Stabilità ma è quasi sicuro che il governo e la maggioranza faranno quadrato per respingerli, poiché mancano le coperture finanziarie. Nei primi mesi del 2015, però, anche la maggioranza potrebbe decidersi a riaprire il capitolo pensioni, dove sono rimasti irrisolti alcuni problemi, come quello degli esodati. Ma ecco, di seguito, una panoramica sulle più importanti proposte avanzate al Senato e alla Camera in materia di previdenza.


Uscite flessibili

Il gruppo parlamentare del Pd alla Camera, capeggiato dall'ex-ministro del Lavoro Cesare Damiano, vorrebbe rispolverare un progetto di legge già presentato lo scorso anno e accantonato per mancanza di coperture finanziarie. Si tratta di un ammorbidimento della Riforma Fornero, studiato per consentire a molti lavoratori di mettersi a riposo un po' prima del previsto (in modo da tutelare soprattutto gli esodati). La proposta di legge di Damiano e colleghi prevede la possibilità di accedere al pensionamento con 35 anni di contributi e almeno 62 anni di età, seppur con delle penalizzazioni per chi non ha ancora 66 anni e con incentivi per chi invece rimane in attività dai 67 anni in su.

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Divieto di lavorare

Un gruppo di parlamentari del Pd al Senato vuole introdurre delle penalizzazioni per chi non ha ancora compiuto i 66 anni e percepisce una pensione superiore a 3.500 euro (purché si tratti di una rendita calcolata in parte con il metodo retributivo, cioè sulla media degli ultimi stipendi). In presenza di queste condizioni, scatterà il divieto totale di cumulare gli assegni dell'Inps con eventuali redditi da lavoro. O si sta a casa a riposo e si percepisce la pensione, o si continua a lavorare.

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Penalità per gli assegni più alti

I senatori del Pd vogliono reintrodurre anche, seppur in piccola parte, i tagli alle pensioni anticipate, cioè quelle che maturano una volta raggiunti i 42 ani e mezzo di carriera (41 anni e mezzo per le donne), indipendentemente dall'età. La riforma Fornero del 2011 prevedeva delle penalizzazioni per chi, pur avendo maturato il requisito contributivo dei 42 anni e mezzo, non ha ancora raggiunto la soglia dei 62 anni all'anagrafe. Nello specifico, l'assegno veniva decurtato dell'1% per ogni anno che precedeva il compimento dei 62 anni e del 2% per ogni anno che precedeva la soglia dei 60. Alla Camera, con un emendamento alle Legge di Stabilità presentato dalla deputata democratica Maria Luisa Gnecchi, queste penalizzazioni sono state però eliminate del tutto. Ora, alcuni senatori democratici vorrebbero reintrodurle, ma soltanto per le pensioni maturate che superano i 3.500 euro lordi al mese.

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Gli esodati della scuola

Sono stati ripresentati anche alcuni emendamenti alla Legge di Stabilità (dal Movimento 5 Stelle) per salvare gli esodati della scuola. Si tratta di quegli insegnanti che nel 2011 avevano già iniziato l'anno scolastico ed erano in attesa di mettersi a riposo nel giugno successivo, avendo maturato il diritto al pensionamento con i requisiti allora in vigore: la cosiddetta quota 96, che permetteva di congedarsi dal lavoro con 60 anni di età e con 36 anni di contributi. La riforma Fornero, che ha alzato di colpo l'età del pensionamento, ha costretto questi insegnanti a restare a scuola ancora per molti anni. La proposta per tutelare gli esodati della scuola, presentata da tempo in Parlamento, incontra però problemi di copertura finanziaria ed è già stata accantonata già nei mesi scorsi a data da destinarsi.

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