Pensioni d'oro, tagliamole così
Pensioni d'oro, tagliamole così
Economia

Pensioni d'oro, tagliamole così

La proposta degli economisti Tito Boeri e Tommaso Nannicini, per portare nelle casse dello stato circa 800-900 milioni di euro

Un contributo a carico dei pensionati più ricchi, per dare un sostegno ai lavoratori meno sfortunati, come i precari che oggi non hanno gli ammortizzatori sociali. E' la proposta lanciata sulle pagine del sito web LaVoce.info dagli economisti della Bocconi, Tito Boeri e Tommaso Nannicini, che calcolano anche i benefici per le casse dello stato, portati in dote da questa misura. Il potenziale risparmio di spesa è nell'ordine di 800-900 milioni di euro all'anno, che potrebbero appunto essere utilizzati per allargare i sostegni alla disoccupazione a chi ancora non li ha.

PENSIONI D'ORO. VIETATO ABBASSARLE

Boeri e Nannicini si inseriscono dunque in un dibattito che va avanti da tempo nel mondo politico e che riguarda le cosiddette pensioni d'oro. Si tratta di tutti quegli assegni dell'Inps che oltrepassano i 3mila euro lordi al mese e che, nel complesso, costano al bilancio pubblico la cifra astronomica di circa 40 miliardi di euro all'anno. A tagliare le pensioni d'oro, senza successo, ci hanno già provato tra il 2011 e il 2012 il governo Berlusconi e quello guidato da Mario Monti, che hanno introdotto un contributo di solidarietà tra il 5 e il 15%, sulle rendite superiori a 90mila euro annui. Entrambi i provvedimenti sono stati però bocciati dalla Corte Costituzionale, che li ha giudicati illegittimi, poiché violano i principi di uguaglianza dei cittadini. In altre parole, secondo i giudici della Consulta, non si può prelevare i soldi soltanto dalle tasche dei pensionati più ricchi, senza fare altrettanto con i contribuenti ancora in attività, che superano una determinata soglia di reddito. O si tassano allo stesso modo tutti i cittadini, o non si tassa nessuno.

PENSIONI D'ORO E PENSIONI DA FAME 

Per evitare ingiuste penalizzazioni in contrasto con i principi costituzionali, gli economisti de LaVoce.info, propongono invece un “contributo di equità” che non colpirebbe tutti i pensionati in maniera indiscriminata ma solo quelli che hanno maturato una rendita alta grazie al vecchio metodo retributivo. Si tratta di circa 500mila persone che hanno hanno iniziato a lavorare prima del 1996 e che, per loro fortuna, incassano dall'Inps un assegno calcolato (del tutto o in parte) in base alla media degli ultimi stipendi dichiarati prima di mettersi a riposo e non in proporzione ai contributi versati nel corso della carriera (metodo contributivo).

STRADE DIVERSE PER I TAGLI

Nella loro proposta, Boeri e Nannicini delineano tre ipotesi diverse. La prima prevede l'introduzione di un prelievo di appena il 2% sulle pensioni che superano 6 volte il trattamento minimo (2.886 euro lordi) più un altro balzello del 5% sugli assegni che oltrepassano i 10.100 euro. In questo caso, il contributo sarebbe di circa 67 euro mensili per chi ha una pensione di 3.300 euro lordi e di 1.646 euro per chi ha una mega-rendita di 33mila euro ogni 30 giorni. I risparmi di spesa per le casse dello stato, invece, sarebbero nell'ordine di 922 milioni all’anno.

La seconda ipotesi dei due economisti prevede invece un contributo di equità un po' più elevato: pari all'1% per le pensioni sopra i 3.367 euro lordi mensili, al 5% per gli assegni che oltrepassano i 5.291 euro lordi e al 10% per le rendite superiori ai 10.100 euro. In questo caso, il bilancio pubblico otterrebbe un beneficio di 887 milioni di euro annui.

Infine, la terza proposta di Boeri e Nannicini consiste nell'applicare un prelievo di equità ancor più consistente, che parte da un minimo dell'1% per i redditi sopra i 2.886 euro lordi e arriva in maniera progressiva fino al 15% per gli assegni sopra i 15.392 euro. Con questa misura, lo stato risparmierebbe una cifra di 798 milioni di euro ogni 12 mesi. I due economisti de LaVoce.info sottolineano come le cifre ricavate siano tutt'altro che astronomiche e che questi provvedimenti, da soli, possono fare ben poco per risanare i conti pubblici. Si tratta piuttosto di misure giuste, che possono liberare un po' di risorse per dare invece nuove forme di sostegno gli italiani più sfortunati.

PENSIONI D'ORO: I PIANI DEL GOVERNO PER TAGLIARLE

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