Pensioni: chi ci perde e chi no, con la Legge di stabilità
Pensioni: chi ci perde e chi no, con la Legge di stabilità
Economia

Pensioni: chi ci perde e chi no, con la Legge di stabilità

Penalizzato chi guadagna sopra i 3mila euro lordi, ma anche gli assegni medi perderanno più di cento euro di aumenti

Assegni bloccati e indicizzazioni piene o parziali all'inflazione. Sono tante le misure messe in cantiere dai governi negli ultimi 3 anni, per tenere a bada la spesa previdenziale, annullando gli aumenti automatici delle pensioni (che ogni 12 mesi, per legge, dovrebbero seguire del tutto o in parte la crescita dei prezzi). L'ultimo provvedimento su questo fronte è contenuto nella Legge di stabilità del governo Letta che modifica ancora una volta le regole precedentemente in vigore, penalizzando soprattutto i pensionati più ricchi, ma anche quelli con un assegno medio.

ECCO LE NUOVE REGOLE SULLE RIVALUTAZIONI

Prima della manovra di Letta, un intervento analogo è stato adottato dal governo Monti, che ha bloccato gli assegni sopra i 1.400 euro circa, lasciando invece la rivalutazione piena per quelli di importo inferiore. L'attuale esecutivo ha poi deciso di correggere nuovamente queste norme, mantenendole però in vigore per gli assegni superiori a 3mila euro lordi. Per effetto di tutti queste manovre, le regole sulla rivalutazione delle rendite oggi sono molto diverse rispetto a quelle in vigore nel 2011 e peseranno non poco sulle tasche dei pensionati. Ecco, di seguito, alcuni esempi di quanto costeranno tutte queste manovre nell'arco di un quinquennio (cioè tra il 2012 e il 2016), in termini di mancati aumenti.

CHI CONSERVA GLI AUMENTI

Gli italiani che hanno una pensione uguale o inferiore a 1.400 euro lordi al mese sono scampati a qualsiasi penalizzazione. Gli assegni con questo importo verranno infatti rivalutati ogni anno in base all'intera inflazione dei 12 mesi precedenti, come è sempre avvenuto in passato, anche dopo le manovre del governo Monti. Una rendita lorda di mille euro incassata due anni fa, per esempio, è cresciuta del 2,7% nel 2012, fino a 1.027 euro, e del 3,1% nel 2013, fino a 1.059 euro.

L'aumento del prossimo anno dipenderà invece dall'inflazione del 2013 che, tra gennaio e settembre, si è attestata all'1,5%. Nell'ipotesi che il carovita rimanga su questi livelli sino a fine anno, a gennaio del 2014 la pensione indicata nell'esempio precedente crescerà dunque sino a 1.075 euro mensili. La rivalutazione del biennio successivo non è ancora certa e dipenderà, ovviamente, dal costo della vita del 2014 e del 2015. Nell'ipotesi che l'aumento dei prezzi sia del 2% annuo , l'assegno crescerà nel 2016 fino a 1.118 euro.

I PIU' PENALIZZATI

Sul fronte opposto, i più penalizzati sono gli italiani con una pensione superiore a sei volte il trattamento minimo (circa 3mila euro lordi al mese e poco più di 2.100 euro netti), che subiscono il blocco totale della rivalutazione, in vigore già da due anni. Nel caso di una rendita di 3.500 euro lordi incassata nel 2011, per esempio,  l'importo è rimasto invariato sino a oggi e resterà tale fino al 2016. Le situazione sarebbe ben diversa, invece, senza la Legge di stabilità appena messa in cantiere da Letta e senza le manovre approvate dal governo Monti.

Se fossero ancora in vigore le regole del 2011, oggi lo stesso assegno di 3.500 euro lordi si sarebbe infatti rivalutato, per legge, di una quota pari al 75% del tasso di inflazione (cioè del 2% nel 2012 e del 2,3% nel 2013). Nell'arco di un biennio, la pensione sarebbe dunque cresciuta fino a 3.652 euro. Sempre con le vecchie regole, ipotizzando un inflazione dell'1,5% quest'anno e del 2% nel periodo 2014-2015, la rendita si rivaluterebbe di altri 150 euro circa, per raggiungere i 3800 euro nel 2016. In definitiva, chi aveva una pensione di 3.500 euro nel 2011, in 5 anni perderà un aumento mensile attorno ai 300 euro lordi mensili (circa 180 euro netti) proprio per effetto di tutte le manovre approvate.

STANGATI A META'

Minori sacrifici (anche se non trascurabili) vengono richiesti a chi ha un reddito da pensione intermedio, compreso tra 1.500 e 3mila euro circa. Ecco una simulazione per un assegno che, nel 2011, era di 2.300 euro lordi mensili (1.725 euro circa netti). Nel 2012 e nel 2013, una pensione con questo importo è rimasta bloccata per effetto delle manovre di Monti. Dal prossimo anno, invece, tornerà a rivalutarsi di una quota pari al 75% del tasso di inflazione. Nell'ipotesi che il caro-vita sia quello indicato nei paragrafi precedenti (tra l'1,5 e il 2%), entro il 2016 l'assegno aumenterà a 2.397 euro. Se fossero rimaste in vigore le regole del 2011, invece, la rendita sarebbe cresciuta molto di più, cioè di una quota pari al 90% dell'inflazione. L'importo sarebbe dunque salito fino a 2.420 euro circa quest'anno, per raggiungere poi i 2.540 euro lordi mensili nel 2016.

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