Pensioni, il nodo dei lavoratori precoci e dei mestieri usuranti
Pensioni, il nodo dei lavoratori precoci e dei mestieri usuranti
Economia

Pensioni, il nodo dei lavoratori precoci e dei mestieri usuranti

Improbabile un intervento a breve in materia di previdenza. Ma c'è chi spera comunque in maggiori tutele per chi ha iniziato la carriera molto presto o chi svolge mansioni faticose

Meno di due settimane. E' l'intervallo di tempo entro il quale il governo dovrà presentare la nuova Legge di Stabilità, cioè la manovra economica per il 2014, in cui sono attese diverse misure in materia di tasse e lavoro. Sarà difficile, invece, vedere qualche provvedimento importante in sulle pensioni, nonostante le promesse fatte all'inizio del mandato dal governo Letta, che ha preannunciato la volontà di rivedere alcuni punti dell'ultima riforma previdenziale, ideata dall'ex-ministro del welfare, Elsa Fornero. La speranza dei sindacati è però che l'esecutivo attui almeno qualche misura minore, su due questioni ancora aperte: le pensioni dei lavoratori usuranti e quelle di chi ha iniziato la carriera in età precoce. Ecco, nel dettaglio, i problemi irrisolti.

LA RIFORMA DELLE PENSIONI DI ELSA FORNERO

GLI ESODATI E IL GOVERNO LETTA

LAVORI USURANTI

Già oggi, chi svolge dei mestieri particolarmente faticosi identificati nel dettaglio dalla legge (per esempio nelle cave, nelle miniere, in luoghi esposti ad alte temperature o con i turni di notte), può congedarsi dal lavoro un po' prima degli altri lavoratori. I dipendenti delle aziende private possono mettersi a riposo se hanno compiuto almeno 61 anni e se la somma della loro età e dell'anzianità di carriera raggiunge la quota di 97. Chi ha compiuto i 62 anni, per esempio, può andare in pensione con 35 anni di contributi (62 + 35=97). Per gli autonomi, invece, la somma dell'età anagrafica e degli anni di carriera deve essere pari a 98. Chi ha compiuto i 62 anni, per esempio, deve avere almeno 36 anni di contribuzione. I sindacati vorrebbero però dei requisiti meno stringenti, cioè la reintroduzione del regime esistente prima della riforma Fornero che prevedeva un ulteriore sconto di 3 anni sull'età anagrafica minima per mettersi a riposo.

LAVORATORI PRECOCI

Un altro problema aperto, secondo i sindacati, riguarda i lavoratori precoci, cioè quegli italiani che hanno iniziato la carriera molto presto, prima del compimento della maggiore età. La riforma Fornero, pur innalzando a 66 anni il requisito anagrafico per ottenere la pensione, permette a tutti i lavoratori di mettersi al riposo in anticipo, a prescindere dall'età e soltanto sulla base dei contributi versati. Per gli uomini, sono necessari 42 anni e 5 mesi di carriera (42 anni e mezzo dal 2014) mentre per le donne occorrono 41 anni e 5 mesi (41 anni e mezzo dal 2014). Tuttavia, va ricordato un particolare importante: nell'accesso alla pensione anticipata, sono previste delle penalizzazioni per chi non ha ancora compiuto i 62 anni. In particolare, chi si congeda dal lavoro tra i 60 e i 62 anni subisce un taglio della rendita tra l'1 e il 2%. Per chi è ancor meno anziano, invece, la pensione si riduce di 2 punti per ogni anno che precede il raggiungimento della soglia dei 60. E' chiaro, dunque, come parecchi lavoratori precoci siano fortemente penalizzati da questo sistema. Una donna che ha iniziato la carriera a 15 anni di età, per esempio, in teoria matura il diritto a mettersi a riposo con l'assegno anticipato a 56 anni e 5 mesi (cioè con circa 41 anni e mezzo di carriera). Tuttavia, a causa delle penalizzazioni previste dalla riforma Fornero, una pensionata con questo profilo rischia di subire un taglio dell'assegno superiore all'8%.

PENSIONI D'ORO: I PIANI DEL GOVERNO PER TAGLIARLE

PENSIONI D'ORO E PENSIONI DA FAME 

Ti potrebbe piacere anche

I più letti