Pensioni, chi rischia di più con il governo Renzi
Guido Montani/Ansa
Pensioni, chi rischia di più con il governo Renzi
Economia

Pensioni, chi rischia di più con il governo Renzi

Tagli agli assegni d'oro, blocco delle indicizzazioni, divieto di cumulo ed esodati. Ecco come potrebbero muoversi l'esecutivo e la maggioranza, in materia di previdenza

Per adesso, nulla è stato ancora deciso. Ma c'è chi scommette che il governo Renzi, nel tentativo di comprimere la spesa pubblica per ridurre le tasse sul lavoro o il cuneo fiscale, non rinuncerà prima o poi a prendere in mano il capitolo-pensioni, che rappresenta da sempre la voce più importante nel bilancio dello stato. Sono molte le ipotesi che circolano da tempo riguardo a possibili interventi dell'esecutivo in materia di previdenza. Ecco, nel dettaglio, cosa bolle in pentola.

PENSIONI, COSA CAMBIA DAL 2014

La prima minaccia per gli assegni previdenziali di molti italiani arriva dalla spending review, il programma di revisione della spesa pubblica curato dal commissario governativo, Carlo Cottarelli. Nel suo piano presentato a grandi linee, Cottarelli ipotizzava tagli alle pensioni di guerra e a quelle di accompagnamento assegnate a chi ha già un reddito superiore a 30mila euro lordi annui. Inoltre, si parla pure di un prelievo di solidarietà sugli assegni d'oro e d'argento, cioè sulle rendite Inps che superano un determinato importo. Su questo fronte, Cottarelli non ha indicato la soglia precisa attorno alla quale fissare i possibili tagli, anche se il premier Renzi ha comunque escluso dei prelievi a carico di chi guadagna meno di 3mila euro lordi al mese.

LE PENSIONI E LA SPENDING REVIEW

Un'altra ipotesi in campo è quella di un altro blocco delle perequazioni automatiche, cioè degli aumenti previsti ogni anno per le pensioni, che vengono rivalutate in base all'inflazione dei 12 mesi precedenti. Piuttosto che tagliare gli assegni con la spending review, infatti, Renzi potrebbe procedere sulla strada dei suoi predecessori, Monti e Letta, che hanno deciso di bloccare la rivalutazione automatica delle pensioni che superano un determinato importo. Con le regole attuali, l'adeguamento all'inflazione viene riconosciuto in pieno soltanto a chi guadagna meno di 1.500 euro circa lordi al mese. Sopra questa soglia, c'è invece una rivalutazione parziale, che diminuisce all'aumentare del reddito, fino a scendere al 40% del carovita, per le rendite Inps che oltrepassano i 3mila euro lordi mensili. In futuro, non è escluso che questi meccanismi vengano rivisto, sempre per penalizzare le pensioni più elevate.

IL DIVIETO DI CUMULO PENSIONI-LAVORO

Nelle scorse settimane, è tornato di attualità il divieto di cumulo tra redditi da pensione e redditi da lavoro. Il ministro della pubblica amministrazione, Marianna Madia, ha infatti firmato una circolare che, nel caso dei dipendenti pubblici, impedisce a chi è già in pensione di cumulare l'assegno Inps con i compensi da lavoro, non appena il reddito totale del beneficiario oltrepassa i 311mila euro annui. La stessa Madia, quando ancora non era ancora ministro, si è fatta promotrice di una proposta di legge che introduce un prelievo di solidarietà a carico dei pensionati che lavorano (sia nel settore pubblico che nel privato) e hanno un reddito superiore a 3mila euro lordi al mese. Si tratta però di un progetto che non piace al ministro del lavoro, Giuliano Poletti , né agli alleati del Pd nella maggioranza, cioè al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano.

LA QUESTIONE- ESODATI

Un'ultima questione da risolvere, su cui il governo Renzi è stato finora silente, è quella degli esodati, cioè i lavoratori che, negli anni scorsi, hanno firmato un accordo con la propria azienda per andare in mobilità in vista della pensione e che oggi non possono più mettersi a riposo per colpa della riforma Fornero del dicembre 2011 (che innalzato notevolmente l'età del pensionamento). In Parlamento, dovrebbe presto arrivare una proposta di legge bipartisan, voluta sia dal centrodestra che dal centrosinistra, che ha l'obiettivo di risolvere definitivamente la questione, consentendo a chiunque sia andato in mobilità prima del 2012 di accedere alla pensione con le vecchie regole, precedenti la Riforma Fornero. Resta aperto, però, il problema delle coperture finanziarie del provvedimento, su cui peserà anche il parere del governo. Il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, ha detto di essere impegnato su questo fronte, nel tentativo trovare i soldi. Il tempo, insomma, dirà se ci sono soluzioni davvero praticabili.

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