Elezioni 2013: pensioni ed esodati, le patate bollenti del nuovo governo
Elezioni 2013: pensioni ed esodati, le patate bollenti del nuovo governo
Economia

Elezioni 2013: pensioni ed esodati, le patate bollenti del nuovo governo

Cambiare (di nuovo) le leggi previdenziali e tutelare chi ancora è senza lavoro e senza assegno pensionistico. Ecco le sfide difficili del prossimo esecutivo e le ricette (contrastanti) dei partiti

Previdenza e tutela degli esodati. Uno dei primi banchi di prova del prossimo governo, che si insedierà con la fiducia del nuovo Parlamento, quasi di sicuro si concenterà su questi due temi, che hanno infiammato il dibattito politico negli ultimi 12-18 mesi.

IL PROBLEMA DEGLI ESODATI

L'ultima riforma previdenziale ideata dal mnistro del welfare, Elsa Fornero , è forse la legge più incisiva voluta dall'esecutivo guidato da Mario Monti. Ma ha lasciato irrisolti alcuni problemi e, pur avendo tenuto a bada i conti pubblici nell'immediato, è stata indubbiamente un boccone amaro da digerire per gli stessi partiti che l'hanno votata: il Pdl e soprattutto il Pd, che non hanno mai fatto mistero di volerla cambiare e rendere più flessibile, anche se non è ancora ben chiaro come.

ESODATI: QUESTIONE IRRISOLTA

La riforma Fornero, infatti, ha lasciato in eredità al prossimo esecutivo la patata bollente degli esodati, cioè quei lavoratori italiani che hanno firmato con la propria azienda un accordo per mettersi in mobilità e che adesso rischiano di rimanere senza lavoro e senza pensione, proprio per effetto delle ultime manovre previdenziali (che hanno spostato in avanti l'età del pensionamento). Il governo Monti ha provato a disinnescare questa bomba-sociale a orologeria, trovando le risorse per tutelare almeno 230mila persone. Secondo le stime più accreditate, però, la platea di lavoratori da salvaguardare annovera tra le proprie fila quasi 390mila italiani.

LA RIFORMA PREVIDENZIALE DI ELSA FORNERO

Mancano dunque all'appello almeno 150-160mila lavoratori, che aspettano ancora di conoscere il proprio destino. Che ne sarà di loro? E' proprio questo l'interrogativo a cui dovrà dare risposta il prossimo governo che, per ottenere l'appoggio dei maggiori partiti, probabilmente dovrà rimettere mano alla riforma Fornero, senza però annullarne i benefici e senza creare troppi danni ai conti pubblici.

LE PROPOSTE DEI PARTITI.

L'impresa sembra molto difficile, almeno se si confrontano i programmi delle tre forze politiche che hanno conquistato i maggiori consensi nelle ultime elezioni: il Pd, il Pdl e il Movimento 5 Stelle. La posizione più delicata è forse quella del Partito Democratico che, delle tutele per gli esodati, ha fatto una bandiera nella campagna elettorale. Lo schieramento guidato da Pierluigi Bersani ha sempre detto di voler rendere più flessibili i criteri di accesso alla pensione stabiliti dalla riforma Fornero, che ha eliminato di colpo gli assegni di anzianità e ha fissato tra 62 e 66 anni i requisiti anagrafici per accedere ai trattamenti di vecchiaia (con un ulteriore innalzamento dell'età nei prossimi decenni). Secondo il Pd, ci vuole più gradualità nel passaggio dal vecchio al nuovo sistema, almeno per quei lavoratori che compongono la vasta platea degli esodati.

Mentre il terzo polo di Mario Monti difende a spada tratta la legge Fornero, il Pdl  (e anche la Lega) ha una posizione più morbida: è favorevole a cambiare un po' i requisiti di accesso alla pensione, ma sottolinea anche la necessità di non compromettere i risparmi di spesa generati dalle ultime leggi previdenziali. Inoltre, il partito di Silvio Berlusconi non esclude la possibilità di introdurre dei tagli alle pensioni d'oro o degli elementi di flessibilità nel sistema pensionistico, come la possibilità di effettuare l'orario part-time per quei lavoratori anziani che lasciano spazio nelle aziende alle risorse più giovani.

L'INCOGNITA GRILLO.

La vera incognita del dopo-elezioni (anche e soprattutto sui temi previdenziali) sarà però il Movimento 5 Stelle. In alcuni casi, il leader Beppe Grillo ha avanzato alcune proposte concrete: abolire i vitalizi dei parlamentari, ridurre quelli già in essere a un massimo di 3mila euro al mese e tagliare 100mila pensioni d'oro,  fissando un tetto di 5mila euro netti mensili per tutti gli assegni. Secondo l'ex-comico genevese, queste misure genererebbero un risparmio di 7 miliardi di euro (anche se le stime sono molto dubbie e tutte da verificare). Le risorse verrebbero poi impiegate per finanziare il reddito minimo garantito, cioè un sussidio a tempo indeterminato per i senza-lavoro e per i cittadini più poveri. In altre occasioni, però, Grillo ha avanzato anche altre proposte-choc, come la riduzione dell'età di pensionamento a 60 anni, che rappresenterebbe un azzeramento di tutte le riforme previdenziali approvate in Italia nell'ultimo ventennio.

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