Esodati: le possibili via d'uscita, dopo la bocciatura delle legge Damiano
Esodati: le possibili via d'uscita, dopo la bocciatura delle legge Damiano
Economia

Esodati: le possibili via d'uscita, dopo la bocciatura delle legge Damiano

Le proposte per tutelare chi è senza lavoro e senza pensione costano troppo. Si fa dunque strada l'ipotesi di interventi graduali, finanziati con la spending review e le privatizzazioni

Alla fine, com'era ampiamente previsto, la Ragioneria Generale dello Stato ha detto no. Con un parere inviato ieri al Parlamento, i magistrati contabili hanno giudicato troppo costoso il disegno di legge presentato dal deputato del Pd, Cesare Damiano , per tutelare gli esodati, cioè i lavoratori che in passato hanno firmato degli accordi per andare in mobilità e oggi si ritrovano senza lavoro e senza pensione, per colpa dell'ultima riforma previdenziale voluta dal ministro del welfare, Elsa Fornero (che ha spostato notevolmente in avanti i requisiti per ottenere il pensionamento)

IL PROBLEMA DEGLI ESODATI

IL DISEGNO DI LEGGE DAMIANO

Il provvedimento, che ha come co-firmatari molti parlamentari di entrambe gli schieramenti, peserebbe infatti sulle casse dello stato ben 30 miliardi di euro in 10 anni e smantellerebbe completamente la riforma Fornero, consentendo a molti lavoratori di andare in pensione con 35 anni di contributi e 57-60 anni di età (seppur con qualche penalizzazione). Per questo, la Ragioneria Generale dello Stato ha espresso un parere negativo, visto l'enorme costo che la legge provocherebbe per il bilancio pubblico. Dunque, la folta platea degli esodati (che ieri hanno manifestato davanti a Montecitorio) può sperare soltanto in altri interventi del governo, che saranno probabilmente graduali e verranno studiati a lungo a tavolino.

Ecco, in sintesi, le ipotesi che si stanno facendo strada in questi giorni.

LA SPERANZA DELLA SPENDING REVIEW.

Dopo aver già salvaguardato 120mila esodati, il governo ha stanziato per il 2013 e il 2014 altri 100 milioni di euro, prendendo le risorse dal Fondo Letta, istituito nel 2009 con diverse finalità di spesa. La cifra è però giudicata all'unanimità del tutto insufficiente a proteggere i lavoratori ancora privi di tutele (su cui, a dire il vero, manca persino una stima esatta).

GLI ESODATI E LA SPENDING REVIEW

Per questo, il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli , ha detto nei giorni scorsi che verrà istituito un fondo governativo ad hoc per gli esodati, che potrà erogare i contributi in maniera graduale. In questo caso, le risorse potrebbero arrivare progressivamente dalla spending review, cioè dal processo di revisione di tutte le voci di spesa dello stato, che avrà effetti significativi soprattutto nel 2013 e nel 2014.

LE PRIVATIZZAZIONI.

I soldi per il fondo destinato agli esodati potrebbero essere ricavati anche dal processo di privatizzazione del patrimonio dello stato. Il governo intende infatti mettere in cantiere un piano di vendita di beni immobiliari e di alcune partecipazioni in società controllate dal Tesoro, da cui si possono ricavare centinaia di miliardi di euro. Se le privatizzazioni avranno successo, ci sarà sicuramente spazio per destinare una parte dei proventi alla tutela degli esodati.

LA PATRIMONIALE DELLA CAMUSSO.

Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ha avanzato un'altra proposta che difficilmente verrà attuata: l'introduzione di una tassa patrimoniale, il cui ricavato basterebbe a salvaguardare tutti gli esodati, risolvendo in un colpo solo ogni problema. Non a caso, la leader del “sindacato rosso” ha invitato il Parlamento ad andare avanti con il disegno di legge bipartisan presentato da Damiano, cercando contemporaneamente le coperture finanziarie con nuove tasse.

LA RIFORMA DELLE PENSIONI DI ELSA FORNERO

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