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Economia

Pensioni e quota 100, rischio beffa per i lavoratori

Il governo Lega-5Stelle ha promesso di rottamare l’ultima riforma previdenziale. Ma ci sarà probabilmente solo una revisione soft

Cancelleremo la Legge Fornero. E’ lo slogan fortunato che ha consentito a Lega e 5Stelle, i due partiti vincitori delle ultime elezioni, di fare il pieno di voti e formare una maggioranza di governo guidata oggi dal nuovo premier Giuseppe Conte. Via via che passa il tempo, dopo l’entrata in carica dell’esecutivo, si sta facendo sempre più concreta l’ipotesi che vi sia una revisione soft della Legge Fornero, piuttosto che una sua rottamazione integrale. 

Età e anzianità di carriera

Nello specifico, il contratto di governo tra Lega e 5Stelle prevede la reintroduzione di una pensione di anzianità con circa 41 anni di servizio, indipendentemente dall’età, e l’istituzione della cosiddetta quota 100. Si tratta di un sistema che consente ai lavoratori di mettersi a riposo non appena la somma dell’età anagrafica e degli anni di carriera supera una determinata soglia. 

Chi ha 36 anni di contributi, per esempio, grazie alla quota 100 può mettersi a riposo se ha compiuto almeno 64 anni (36 più 64 è appunto uguale a 100).  Si tratta dunque di requisiti meno stringenti rispetto a quelli previsti dalla Legge Fornero, attualmente in vigore, che consente di andare in pensione attorno a 67 anni (indipendentemente dagli anni di carriera, purché siano almeno 20) o con 41-42 anni e 10 mesi di servizio (indipendentemente dall’età). 

Soglia minima a 64 anni

Poiché il diavolo si annida nei dettagli, però, molti lavoratori che oggi sperano di andare in pensione molto prima del previsto  rischiano di rimanere a bocca asciutta. Alberto Brambilla, economista vicino alla Lega e in pole position per diventare sottosegretario al Lavoro, ha spiegato di recente quello che aveva anticipato a Panorama tempo fa: se si vuole superare la Legge Fornero senza far saltare i conti e spendendo “solo” 5 miliardi di euro in più all’anno, si può sì introdurre  la quota 100, fissando però  una soglia minima di 64 anni per l’età del pensionamento. 

Se così sarà, chi spera di ritirarsi dal lavoro con 60 anni di età e 40 di contributi, oppure a 61 anni con 39 di carriera, potrà mettersi l’animo in pace. Per loro la quota 100 non varrà. In questo caso, non vi sarà dunque la tanto sbandierata cancellazione della Legge Fornero ma appunto una sua revisione soft, che consentirà di anticipare l’uscita dal lavoro di non più di 3 anni rispetto ai requisiti in vigore oggi. I dettagli, si sa, sono sempre importanti. 

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