Pensioni e quota 100, chi resterà beffato dalla riforma
ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
Pensioni e quota 100, chi resterà beffato dalla riforma
Economia

Pensioni e quota 100, chi resterà beffato dalla riforma

Dal 2019 lavoratori italiani potranno ritirarsi con 62 anni di età e 38 di contributi. Ma i nuovi requisiti lasceranno molti a bocca asciutta

Si fa presto a dire quota 100, il nuovo sistema che nel 2019 consentirà ai lavoratori italiani di andare in pensione prima del previsto, attenuando i requisiti stabiliti oggi dalla Legge Fornero. Il testo definitivo della riforma previdenziale del governo Lega-5 Stelle, quella che istituisce appunto la quota 100,  ancora non c’è. Ma si sa per certo che dal prossimo anno entreranno in vigore nuove regole che consentiranno di lasciare il lavoro quando la somma dell’età anagrafica e degli anni di servizio supera una determinata soglia (fissata a 100). 

Soglia minima di contributi 

Dal prossimo anno, probabilmente da marzo, si potrà dunque andare in pensione con 62 anni di età e 38 di contributi (62+38=100). Qualunque sia l’anzianità anagrafica, però, verrà fissata una soglia minima di contribuzione di 38 anni al di sotto della quale l’accesso al pensionamento è precluso. Ci sarà anche una soglia minima per l’età, stabilita a 62 anni. Di conseguenza, ci sono non pochi lavoratori ultrasessantenni che non potranno mettersi a riposo nel 2019 anche se, in teoria, rispettano i requisiti della quota 100. 

Casi concreti

Ecco, di seguito, qualche esempio concreto. Si prenda il caso caso di un 60enne con 40 anni di servizio alle spalle. Anche se la somma della sua età anagrafica e dei contributi versati è pari a 100, questo lavoratore dovrà aspettare 24 mesi, cioè il compimento dei 62 anni, per poter abbandonare il lavoro. Stesso discorso per un 64enne con 36 anni di contributi. Anche lui, nonostante possieda sulla carta i requisiti della quota 100, dovrà attendere 24 mesi  prima di mettersi a riposo, cioè il superamento dei 38 anni di servizio. 

In una situazione analoga si trova un 59enne che ha iniziato a lavorare non appena maggiorenne e nel 2019 avrà 41 anni di contribuzione alle spalle. Pure nel suo caso, il tempo che lo separa dall’accesso alla pensione è di circa 24 mesi. Questo lavoratore, però, raggiungerà la pensione con i requisiti già previsti oggi dalla Legge Fornero, che permette di ritirarsi con circa 43 anni di servizio, indipendentemente dall’età. Non gli servirà a nulla, dunque, la tanto attesa quota 100 che, con la soglia minima di pensionamento fissata a 62 anni di età con 38 di contributi, lascerà in tanti a bocca asciutta. 

L'unica speranza per chi si bramava per andare in pesnione ol prossimo anno ma non ha i requisiti, è che arrivi anche la cosiddetta quota 41. Si tratta di un sistema che permette di congedarsi dal lavoro con 41 anni di contribuzione, indipendentemente dall'età. Anche tali requisiti sono inclusi nel contratto di governo ma, per mancanza di coperture, sono stati al momento congelati. Il vicepremier Matteo Salvini li ha promessi per il prossimo anno. Il tempo dirà se gli impegni verranno mantenuti. 

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