Pensioni di cittadinanza, di cosa stiamo parlando
ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Pensioni di cittadinanza, di cosa stiamo parlando
Economia

Pensioni di cittadinanza, di cosa stiamo parlando

La maggioranza vuole portare gli assegni Inps minimi a 780 euro mensili. Ma alzarli tutti costa troppo

Un assegno Inps di 780 euro al mese per chi oggi prende la cosiddetta minima e  guadagna 500 euro o anche meno. E’ una delle novità che potrebbe arrivare con il prossimo anno, dopo l’approvazione della manovra economica per il 2019, la prima varata dal governo Conte. Il Movimento 5Stelle preme infatti per introdurre la cosiddetta Pensione di Cittadinanza, un assegno di base che è molto più alto delle minime attuali. 

Conto salato 

Prima ancora di mettere in cantiere il Reddito di Cittadinanza,  cioè il sussidio universale destinato a chiunque si trovi sotto la soglia di povertà, il governo potrebbe  dunque decidere di partire dagli anziani e iniziare appunto con le  pensioni di cittadinanza. L’esecutivo deve però confrontarsi con la logica dei numeri. Alzare a 780 euro tutte le pensioni minime costa tantissimo, circa 16 miliardi di euro, secondo le stime della società di ricerca e consulenza Itinerari Previdenziali.  

Non va dimenticato infatti che in Italia ci sono oltre 960mila pensionati che  prendono un assai magro assegno di invalidità civile, che non supera i 280 euro al mese. Altri 850mila anziani percepiscono assegni sociali per una media di 400 euro mensili mentre quasi 5 milioni di persone incassano dall’Inps la minima o comunque una rendita inferiore ai 780 euro della pensione di cittadinanza. Accontentare tutti questi anziani con un maxi aumento è dunque impossibile, almeno se si vuole mantenere un po’ di rigore nei bilanci, come è intenzione del ministro dell’economia, Giovanni Tria. 

Solo ai poveri (veri)

Molto più probabile, invece, è che gli aumenti siano selettivi, cioè che le  pensioni di cittadinanza vengano date soltanto a chi si trova sotto la soglia di povertà. Non tutti i percettori degli delle minime, infatti, sono soggetti disagiati. Molti possono contare sui redditi più sostanziosi dei coniugi o su altre entrate familiari. Meglio dunque dare la pensioni di cittadinanza a con molta parsimonia, per evitare ingiustizie e premiare magari chi non ne ha bisogno. 

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