Alessandro Bianchi/Ansa
Economia

Pensioni, cosa fare se l'Inps sbaglia i calcoli

Come richiedere un check-up al proprio assegno previdenziale, quando si ha il sospetto di essere vittime di errori

Giusepe Sinaldi, ex-bidello di Treviso, quasi non ci credeva. Dopo ben 24 anni di pensione, qualche settimana fa l'Inps gli ha recapitato una lettera con una triste notizia: la sua rendita, percepita per oltre 4 lustri, è stata calcolata in modo sbagliato. Dunque, il signor Giuseppe deve restituire all'ente della previdenza la bellezza di 24.836 euro, seppur in tante “comode rate” di meno di 90 euro al mese. Peccato però che l'ex-bidello trevigiano, il quale ha raccontato la sua storia al giornale locale La Tribuna, riceva già dall'Inps un assegno magro, attorno a 500 euro al mese. Dunque, per un bel po' di tempo sarà costretto a tirare la cinghia.


Pensioni, cosa cambia dal 2016


La vicenda del signor Sinaldi è sicuramente un caso estremo ma fa ben capire cosa può accadere quando il calcolo di un assegno previdenziale è viziato da errori. In questo caso, a rimetterci è stato il pensionato che deve restituire all'Inps dei soldi. Non di rado, però, è l'istituto della previdenza a dover rimborsare i pensionati, aggiungendo pure gli arretrati. Tale situazione si verifica molto più spesso di quanto non si pensi, soprattutto quando un lavoratore ha avuto una carriera discontinua con diversi periodi in cassa integrazione o in mobilità e non gli sono stati accreditati tutti i contributi figurativi spettanti per quei periodi. A sostenerlo è anche l'Inas, il patronato della Cisl, che ogni giorno tratta in tutta Italia casi di questo tipo.


La ricostituzione

Cosa fare, dunque, quando si ha il sospetto che il calcolo della propria pensione sia viziato da errori? In base a una legge che risale al 1968, è prevista una particolare procedura che si chiama Ricostituzione della pensione e che l'Inps può eseguire anche di ufficio, se scopre da solo di avere commesso degli errori. Altrimenti, è il pensionato a poterla richiedere, aggiungendo tutti i documenti che possono contribuire a far variare l'importo dell'assegno pensionistico.


Scarica qui il modulo per chiedere la ricostituzione


Di solito, per presentare la domanda di ricostituzione, è consigliabile farsi aiutare da un patronato dei sindacati o della associazioni di categoria, che svolgono tutte le pratiche per conto del contribuente. A volte, oltre a indicare per iscritto il motivo per cui presenta la domanda, il pensionato deve infatti allegare una documentazione molto abbondante, relativa per esempio a qualche periodo di lavoro (o di cassa integrazione) che non gli è stato riconosciuto o relativa ai contributi che l'Inps non ha calcolato per bene. Se tutte le carte presentate sono a posto, di regola l'ente previdenziale dà una risposta in tempi relativamente brevi, cioè al massimo in un paio di mesi. Occhio, però, a un particolare importante: non sempre la ricostituzione comporta un aumento dell'assegno pensionistico. Se l'Inps si accorge di avere sbagliato a proprio sfavore, è obbligato per legge ad abbassare l'importo dell'assegno pensionistico, chiedendo pure gli arretrati, come nel caso del signor Sinaldi di Treviso


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