Pensioni, i giovani che mantengono gli anziani e il bilancio Inps da risanare
Giuseppe Giglia/Ansa
Pensioni, i giovani che mantengono gli anziani e il bilancio Inps da risanare
Economia

Pensioni, i giovani che mantengono gli anziani e il bilancio Inps da risanare

L'analisi della Corte dei Conti sui bilanci dell'istituto previdenziale

Tenere sotto controllo la situazione, con l'obiettivo di mettere in cantiere misure di risanamento, ormai “indilazionabili”. E' il monito, piuttosto severo, che arriva dai magistrati della Corte dei Conti, i quali hanno scandagliato a fondo lo stato di salute patrimoniale e finanziaria dell'Inps , in base all'ultimo bilancio consuntivo del 2012.

PENSIONI:COSA CAMBIA DAL 2014

Nella loro analisi, i magistrati contabili non lasciano spazio a dubbi e tracciano un quadro tutt'altro che roseo del sistema previdenziale italiano. Nel nostro paese, secondo la Corte, ci sono molte gestioni pensionistiche in profondo rosso, che vengono tenute in piedi grazie ai versamenti di due particolari classi di lavoratori: i professionisti con la partita iva non iscritti agli Ordini e i cosiddetti parasubordinati, cioè i dipendenti o i collaboratori assunti con un contratto precario. Entrambe queste categorie accantonano i propri contributi in un particolare fondo dell'Istituto di previdenza, che si chiama Gestione Separata e che presenta un attivo annuo di quasi 8,7 miliardi. In altre parole, i giovani precari e le partite iva non iscritte agli Ordini pagano ogni anno all'Inps una cifra molto superiore a quanto ricevono in cambio, sotto forma di prestazioni.

PENSIONATI E TARTASSATI

Se non ci fossero i contributi degli iscritti alla Gestione Separata, i conti dell'intero sistema pensionistico italiano andrebbero a gambe all'aria, visto che i fondi previdenziali delle altre categorie sono quasi tutti in profondo rosso: quello dei lavoratori dipendenti del settore privato, per esempio, è in passivo per circa 1,2 miliardi di euro, a causa del buco presente nelle gestioni del settore elettrico (-1,9 miliardi), del comparto telefonico (-1,17 miliardi), dei lavoratori dei trasporti (-1 miliardo circa) e soprattutto nella gestione dei dirigenti d'azienda, che da sola presenta un rosso di ben 3,7 miliardi. Non vanno meglio le cose per il fondo degli artigiani e per quello dei coltivatori diretti, che hanno un passivo di oltre 5 miliardi ciascuno, mentre per i commercianti il risultato del 2012 è negativo per oltre 900 milioni. Senza dimenticare, infine, la gestione degli ex-dipendenti pubblici (iscritti fino a due anni fa all'Inpdap) che presenta uno squilibrio di oltre 7 miliardi di euro annui.

PENSIONI D'ORO E PENSIONI DA FAME

La Corte dei Conti, insomma, ha messo in luce ancora una volta una realtà che forse sfugge ancora a molti: nel nostro sistema previdenziale, sono i giovani a mantenere gli anziani, visto che i contributi versati da chi è ancora in attività servono materialmente a pagare le pensioni di chi si è già messo a riposo. Si tratta di un sistema che in gergo tecnico si chiama “a ripartizione” e che si basa su un patto intergenerazionale, esistente anche in altri paesi. Il guaio è che la Corte dei Conti ha sottolineato anche un aspetto tutt'altro che trascurabile: mentre oggi tengono in piedi i conti dell'Inps, i giovani precari e le partite iva iscritte alla Gestione Separata rischiano invece di incassare delle rendite assai magre quando toccherà a loro di andare in pensione. I lavoratori subordinati e i professionisti senza Ordine riceveranno infatti un assegno previdenziale calcolato interamente con il metodo contributivo, che è entrato in vigore nel 1995 e che penalizza soprattutto chi ha degli stipendi molto bassi oppure attraversa delle carriere discontinue, con lunghi periodi di disoccupazione. Molti giovani di oggi, insomma, rischiano di trascorrere una vecchiaia un po' meno serena di quella dei loro genitori o dei loro nonni. Parola della Corte dei Conti.

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