Pensioni, come funziona e come cambia la ricongiunzione
Pensioni, come funziona e come cambia la ricongiunzione
Economia

Pensioni, come funziona e come cambia la ricongiunzione

Dal 2017 sarà probabilmente più facile mettere assieme tutti i contributi versati in diversi fondi ed enti previdenziali

Dal 2017 (forse) sarà più facile e meno costoso fare le ricongiunzioni, cioè mettere assieme tutti i contributi versati nel corso della carriera per maturare una pensione più alta. E' la novità attesa per il prossimo anno, con la mini-riforma previdenziale del governo Renzi che sarà presentata con la legge di Stabilità del 2017. Si tratta di un cambiamento che interessa soprattutto chi ha avuto delle carriere discontinue, cioè ha fatto tanti differenti mestieri e ha versato i contributi in diversi enti e fondi previdenziali. Ecco, di seguito, alcune cose da sapere per capire tutte le novità in arrivo in materia di ricongiunzioni.

Cos'è la ricongiunzione

Prima di analizzare nel dettaglio le misure allo studio del governo, è bene innanzitutto conoscere cos'è la ricongiunzione. Si tratta di una procedura che consente a chi sta per andare in pensione di rimettere assieme (ricongiungere) tutti i contributi versati durante la carriera in diverse gestioni previdenziali, riportandoli nel proprio fondo pensionistico principale, per maturare così un unico assegno pagato dall'Inps. La ricongiunzione è onerosa, cioè richiede il versamento di una somma di denaro che può essere saldata anche a rate.

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Quanto costa

La somma da sborsare può raggiungere l'importo di diverse decine di migliaia di euro, che a volte rendono la ricongiunzione poco conveniente. Questo onere è legato al fatto che alcune categorie professionali hanno ricevuto nei decenni scorsi un trattamento di “favore,” pagando una quota di contributi molto bassa o beneficiando di regole pensionistiche più generose. Per questo, la legge stabilisce che chiunque voglia effettuare la ricongiunzione debba pagare un prezzo, proporzionale all'aumento dell'assegno pensionistico che ottiene con questa procedura.

Le nuove regole dal 2010

Le ricongiunzioni sono state rese particolarmente onerose dal 2010 in poi, quando è stata innalzata a 65 anni l'età della pensione di vecchiaia per le donne dipendenti pubbliche, che allora erano iscritte a un ente previdenziale di categoria: l'Inpdap. Per le dipendenti private e le lavoratrici autonome iscritte all'Inps, invece, nel 2010 l'età pensionabile rimase invariata a 60 anni (soltanto dopo è stata innalzata). Per evitare che molte lavoratrici statali facessero il passaggio all'Inps per godere di finestre di pensionamento più favorevoli, la procedura della ricongiunzione dei contributi dall'Inpdap all'Inps (che prima era a costo zero) è stata resa particolarmente onerosa, costringendo molti lavoratori a sborsare cifre elevatissime (pari a diverse decine di migliaia di euro).

Il cumulo

Di fronte alle proteste di molti lavoratori vessati dai costi delle ricongiunzioni, nel 2012 il governo Monti ha deciso di correre ai ripari, introducendo la procedura del cumulo. In pratica, per evitare di far pagare una montagna di soldi al futuro pensionato, si è stabilito che ogni fondo o ente previdenziale in cui il lavoratore è stato iscritto concorre proporzionalmente a pagare l'assegno, per la quota che gli spetta, senza la necessità di rimettere assieme tutti i contributi in un unico “calderone”.

I vincoli per chi cumula

Anche per la procedura del cumulo, nonostante i cambiamenti introdotti dal governo Monti, sono rimaste in vigore diverse limitazioni che hanno impedito a tanti lavoratori di avere questa possibilità. Il cumulo, per esempio, può essere effettuato soltanto per accedere alla pensione di vecchiaia (cioè quella che matura in base all'età) e non per la pensione anticipata (cioè quella che matura una volta superati i 41-42 anni di contributi, indipendentemente dall'età).

I cambiamenti in arrivo

Il governo sembra oggi intenzionato a togliere i vincoli che riguardano il cumulo dei contributi, consentendo l'accesso a questa procedura anche per le pensioni anticipate che maturano dopo 41-42 anni di contribuzione, indipendentemente dall'età. Grazie a questa misura, molti più lavoratori potranno rimettere assieme tutti i versamenti previdenziali accumulati nel corso della carriera per maturare un unico assegno pensionistico.

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