Pensioni, i punti in comune tra Lega e M5S
ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
Pensioni, i punti in comune tra Lega e M5S
Economia

Pensioni, i punti in comune tra Lega e M5S

A riposo con 41 anni di carriera o con la cosiddetta quota 100. Sui temi previdenziali, i due vincitori delle elezioni vanno d’accordo

Altro che Flat Tax o Reddito di Cittadinanza. Se c’è una cosa su cui vanno d’accordo la Lega e il Movimento5 Stelle, cioè le due forze politiche vincitrici delle ultime elezioni, questa cosa è di sicuro la previdenza. Sia Luigi Di Maio che Matteo Salvini, infatti, nella campagna elettorale hanno più volte ribadito di voler fare carta straccia della Legge Fornero, l’ultima importante riforma delle pensioni approvata in Italia, per mano del governo Monti alla fine del 2011.

Quando andranno al governo assieme, come appare ormai probabile, leghisti e grillini non avranno dunque molte difficoltà a trovare un’intesa sulle pensioni, mentre restano ancora tante le divergenze che li separano in tema di fisco e welfare. Ma come potrebbe cambiare il sistema pensionistico se nascerà davvero un governo Salvini-Di Maio? Ecco le ipotesi oggi più accreditate.

La quota 100

Per superare la Legge Fornero si parla molto dell’introduzione di quella che in gergo tecnico viene chiamata quota 100 (piace soprattutto ai leghisti). E’ un sistema che consente ai lavoratori di andare in pensione quando la somma dei contributi e dell’età anagrafica raggiunge il livello di 100. Con questo meccanismo, per esempio, è possibile mettersi a riposo con 60 anni di età e 40 di contributi o con 62 anni di età e 38 di carriera.

Anzianità a 41 anni

Un’altra ipotesi in campo è che vengano anche di fatto reintrodotte le vecchie pensioni di anzianità, che consentono di mettersi a riposo una volta raggiunto un determinato numero di anni di carriera, indipendentemente dall’età. Sia la Lega che i 5 Stelle sono favorevoli a fissare la soglia a 41 anni di contributi. Si tratterebbedi un abbassamento di qualche anno rispetto a quanto previsto dalla Legge Fornero che, va ricordato, già oggi consente di andare in pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi (agli uomini) o con 41 anni e 10 mesi (alle donne).


Il rebus vecchiaia

Se Lega e 5Stelle trovassero un accordo sulla quota 100 o sui 41 anni di contributi, non è detto che tutti i lavoratori che vogliono liberarsi della Legge Fornero vengano accontentati. Ci sono infatti molte persone (soprattutto molte donne) che hanno pochi anni di carriera e, pur essendo già anziane, difficilmente riescono a raggiungere la quota 100. Se per esempio una lavoratrice ha più di 60 anni e appena 20 anni di contribuzione, anche con l’entrata in vigore della quota 100 dovrebbe aspettare di compiere ben 70 anni per poter andare in pensione. 

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