Pensione integrativa, come fare per costruirla
ANSA /CIRO FUSCO
Pensione integrativa, come fare per costruirla
Economia

Pensione integrativa, come fare per costruirla

Versamenti, investimenti e riscatti. Ecco le tappe che portano alla creazione di una rendita di scorta per arrotondare gli assegni Inps

Un piano di risparmio lungo decine e decine di anni. E' quello che porta alla creazione di una pensione integrativa attraverso i prodotti della previdenza complementare. Si tratta dei fondi pensione aperti, i fondi pensione chiusi e i piani individuali pensionistici detti anche pip. Mentre ricorre il decennale di una riforma che nel 2007 ha voluto incentivare la previdenza integrativa, Panorama.it illustra di seguito i vari passaggi che portano alla costruzione di una pensione di scorta (CLICCA SU AVANTI).

I versamenti

Ciascun lavoratore versa periodicamente (in genere ogni mese) una parte del proprio reddito nei fondi pensione o nei pip. I dipendenti possono destinarvi il proprio Tfr (trattamento di fine rapporto), cioè la quota di stipendio (quasi il 7%) accantonata tradizionalmente per la liquidazione. Al Tfr si aggiungono un contributo supplementare dell'azienda (1% circa del salario) e un altro contributo facoltativo (sempre dell'1% circa) a carico del lavoratore. Gli autonomi possono invece scegliere liberamente l'ammontare dei versamenti. La quota consigliata di solito è pari circa il 10% dei compensi netti incassati.

Leggi qui: Come farsi una pensione integrativa

Gli investimenti

Le somme accantonate nei fondi pensionistici e nei pip si accumulano negli anni e vengono investite sui mercati finanziari da delle società di gestione del risparmio a da una compagnia assicurativa. Il lavoratore può scegliere diverse linee di investimento (azionarie, obbligazionarie, monetarie o bilanciate) a seconda della propria disponibilità a rischiare e a subire delle perdite nel tempo.

Leggi anche: fondi pensione, chi ha reso di più negli ultimi 10 anni

Il risparmio fiscale

Durante il piano di accumulo nei fondi della previdenza integrativa, il lavoratore ottiene un beneficio fiscale: i versamenti annui nei fondi pensione possono infatti essere dedotti dal reddito imponibile (fino a un massimo di 5.134 euro ogni 12 mesi) assicurando così un risparmio sulle imposte da pagare, in particolare sull'irpef. Esempio: se un lavoratore ha un reddito lordo di 25mila euro annui e versa ai fondi pensione 3mila euro annui (250 euro al mese), risparmia sull'irpef circa 800 euro.

Leggi anche: Pensioni 2017, le modifiche in arrivo

I riscatti anticipati

Il capitale accumulato nei fondi e nelle polizze previdenziali non può essere riscattato prima della data del pensionamento, se non per motivi straordinari, ad esempio in caso di perdita del posto di lavoro o per gravi ragioni di salute che costringono il contribuente ad affrontare delle spese mediche impreviste. I soldi rimangono dunque “blindati” per molti anni, anche se restano sempre di proprietà di chi li ha versati. Nella malaugurata ipotesi che il sottoscrittore del fondo muoia prima della data della pensione, infatti, il capitale accumulato, più i rendimenti, possono essere riscattati dai suoi eredi naturali o da altri beneficiari designati.

Leggi anche: Pensione integrativa, quanto versare per averne una

La rendita

Nel momento in cui il lavoratore matura l'età diritto a percepire la pensione pubblica, il capitale accumulato con i fondi previdenziali (compresi ovviamente i rendimenti) viene convertito in una rendita integrativa che lo accompagna per tutto il resto della vita. In alternativa, è possibile riscattare subito il 50% delle somme maturate e trasformare in una pensione di scorta soltanto la restante metà. L'ammontare della rendita integrativa dipende dagli anni del lavoratore: maggiore è l'età, più alta è la pensione di scorta a cui si ha diritto.

I più letti