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Economia

Le peggiori banche del 2015

Da Banca Etruria a Veneto Banca, ecco gli istituti italiani che hanno fatto parlare di sé (purtroppo in negativo) nell'anno che sta per finire

Indagini delle procure, risparmiatori beffati, manager e amministratori defenestrati con l'arrivo degli ispettori di Bankitalia. Sono le dolorose vicende che nel 2015 hanno caratterizzato la vita di diverse banche italiane, molto legate al territorio ma con i bilanci pieni di buchi e con una politica del credito troppo disinvolta. Ecco, di seguito, una panoramica degli istituti finiti nell'occhio del ciclone durante l'anno che sta per concludersi.

Banca Etruria

Truffa ai danni dei clienti, conflitti di interesse, fatture false e ostacoli alla vigilanza. Sono tante le ipotesi di reato su cui indaga la procura della Repubblica di Arezzo e che riguardano la Banca Etruria, uno dei 4 istituti di credito regionali finiti in dissesto e salvati dal governo nel mese di novembre, con un contestatissimo decreto. Tra le peggiori banche del 2015, dunque, quella dell'Etruria conquista un posto in prima fila.

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Banca delle Marche

Un altro nome che non poteva mancare, nella lista dei peggiori istituti di credito del 2015, è quello della Banca delle Marche con sede ad Ancona. Ispezionato da Bankitalia già nel 2011 e poi commissariato, l'istituto ha vissuto una lunga crisi frutto di una gestione allegra del vecchio consiglio di amministrazione e dell'ex-direttore generale, Massimo Bianconi. Il triste epilogo è arrivato nel novembre scorso con il salvataggio in extermis del governo, che ha però lasciato a bocca asciutta migliaia di azionisti e di acquirenti dei bond subordinati.

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Banca Popolare di Vicenza

Bocciata agli stress test della Bce, costretta a barcamenarsi tra le perdite miliardarie e un difficile aumento di capitale, la Popolare di Vicenza conquista “un posto d'onore” tra le peggiori banche del 2015. L'ex-presidente Gianni Zonin è sotto indagine con altri dirigenti (tra cui l’ex direttore generale Samuele Sorato), dopo che le ispezioni della Bce hanno rilevato che la banca vicentina ha erogato una montagna di prestiti ai clienti per spingerli poi ad acquistare azioni dell'istituto. Azioni che, va ricordato, si sono svalutate da 62 euro a meno di 48 euro in poco tempo, per poi precipitare a un prezzo teorico di 30. Un vero disastro, per migliaia di risparmiatori.

CariChieti

Commissariata sin dall'autunno del 2014, anche per la Cassa di Risparmio di Chieti (Carichieti) il 2015 ha coinciso con un triste epilogo. Come per Banca Etruria e Banca delle Marche, l'istituto abruzzese è stato salvato in extremis dal governo dopo che le sofferenze sui crediti hanno raggiunto i 430 milioni di euro e le perdite previste hanno oltrepassato 300 milioni. Colpa di una gestione dei prestiti e degli affidamenti troppo disinvolta, prevalentemente a favore di personaggi del sistema imprenditoriale abruzzese, nel territorio tra le provincie di Chieti e Pescara.

CariFe

Messa sotto torchio dai commissari di Bankitalia sin dal 2013, pure la Cassa di Risparmio di Ferrara (Carife) è stata salvata in extremis dal governo dopo che le perdite dell'ultimo esercizio hanno superato i 376 milioni di euro. Colpa soprattutto di alcune operazioni immobiliari disastrose, effettuate a Milano anche attraverso la sgr Vegagest.

Veneto Banca

Il 2015 è stato un anno horribilis pure per Veneto Banca, che ha ricevuto dalla Bce una sorta di ultimatum: o si trasforma in spa e si ricapitalizza o rischia il commissariamento. Nei primi 9 mesi dell'anno, l'istituto di Montebelluna ha registrato una perdita record di 770 milioni di euro, complice un'opera di pulizia dei conti che ha portato a una mega svalutazione sui crediti per 530 milioni di euro. Come se non bastasse, ci sono le indagini aperte sugli ex vertici con le ipotesi di reato di aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza, più gli episodi di risparmio tradito, con molti clienti che denunciano di essere stati indotti a comprare azioni in cambio della concessione di un mutuo.

Le piccole commissariate

Purtroppo, in Italia ci sono ancora diversi istituti di piccolissime dimensioni (spesso si tratta di società di credito cooperativo) che oggi risultano commissariati da Bankitalia. E' il caso della Bcc dell'Irpinia o della Banca Padovana di Credito Cooperativo, a cui si aggiungono la Cassa Rurale di Folgaria, la Banca Popolare delle Province Calabre, la Banca di Cascina Credito Cooperativo, la Bcc Banca Brutia e la Bcc di Terra d'Otranto.

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