Passera-Unioncamere: sui tagli alle camere di commercio è battaglia
Passera-Unioncamere: sui tagli alle camere di commercio è battaglia
Economia

Passera-Unioncamere: sui tagli alle camere di commercio è battaglia

In tutto sono 105. Il ministro le vuole tagliare per risparmiare. Ma Unioncamere fa resistenza

Se n’è accorto finalmente anche il governo: nella ricerca delle spese da tagliare (e sprechi da eliminare) anche le camere di commercio possono fare la loro parte. Ce ne sono 105 disseminate in tutta Italia, finanziate dalle imprese (con un contributo annuo obbligatorio che varia a seconda delle aziende, pesante soprattutto per quelle più piccole). In cambio di che cosa? Anzitutto della fornitura di servizi, come il registro delle imprese, ma in pratica la loro attività si risolve spesso (sempre più spesso) nell’organizzare convegni che consentono un po’ di passerella alle personalità locali e a incanalare risorse per progetti graditi ai politici in sella.

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È forse con l’occhio a questa realtà che il ministro dello Sviluppo Corrado Passera ha scritto durante l’estate al presidente di Unioncamere (l’organismo che riunisce tutte le camere di commercio italiane) Ferruccio Dardanello. "In coerenza con il più generale impegno del governo riguardo alla riorganizzazione delle Amministrazioni e alla ricerca di una maggiore efficienza" si legge nella missiva del ministro, che Panorama.it ha potuto consultare "ricorderai avevamo ipotizzato, tra l’altro, un riordino degli ambiti territoriali di riferimento per le singole Camere, in modo da assicurare bacini di utenza più ampi, economie di scala nei servizi e una riduzione di costi per le imprese. A questo riguardo ritengo utile avere le vostre valutazioni e proposte anche con riferimento alle modalità più adeguate per realizzare tale urgente riforma".

Tradotto dal linguaggio diplomatico di questo genere di comunicazioni, si tratta dell’ipotesi di ridurre il numero delle camere di commercio, probabilmente anche in considerazione del taglio in arrivo per decine di province (sulla cui base sono oggi costituite le camere). Il problema è che dopo oltre due mesi la risposta di Dardanello ancora non arriva.

Pare infatti che l’idea di questa cura dimagrante stia suscitando una fiera resistenza fra le camere di commercio più piccole, che rappresentano la base elettorale di Dardanello al vertice dell’associazione e che sarebbero le prime a rischiare di essere abolite con le rispettive province. L’interrogativo riguarda a questo punto le prossime mosse del ministro Passera: rinuncerà al suo progetto o alzerà la voce per cercare di portare a casa il taglio (con relativo minor onere per le imprese) prima della fine della legislatura?

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