Economia

Nuova flat tax per le piccole partite Iva: tutti i dettagli dell'Iri

Prevista un’aliquota unica al 24% sui redditi lasciati in azienda. Una soglia parametrata a quella che pagheranno le imprese per l’Ires

È sicuramente una delle novità fiscali più interessanti della nuova Legge di bilancio, approvata nel weekend dal governo: l’introduzione dell’Iri, una sorta di flat tax che tasserà tutti i redditi lasciati in azienda e non distribuiti dalle piccole partite Iva, ossia dalle società di persona e dalle ditte individuali, con un’aliquota unica fissata al 24%. Come accade per tutte le cose nuove, anche questa misura avrà bisogno di una sperimentazione sul campo per dimostrare la sua effettiva efficacia, ma alcune cose si possono dire fin d’ora.

Perché l’aliquota al 24%

L’intento del governo, adottando proprio questa aliquota, è stato quello di fare in modo che tutte le imprese venissero tassate allo stesso modo, indipendentemente dalla loro forma giuridica. Ricordiamo infatti che a partire dal primo gennaio 2017, per tutte le grandi e medie imprese, scatterà la riduzione dell’Ires, che scenderà dall’attuale soglia del 27,5% proprio a una aliquota pari al 24%. Una riduzione questa che, è giusto ricordarlo, non è stata prevista dalla Legge di bilancio attuale, che presto comincerà il suo iter di approvazione in Parlamento, ma da quella precedente, che aveva stanziato per questo taglio ben tre miliardi di euro.

A chi conviene

Sarà decisamente difficile stabilire in maniera generale e valida per qualsiasi tipo di impresa, se effettivamente converrà o meno aderire al nuovo regime dell’Iri. Ricordiamo infatti che si tratterà comunque di una scelta autonoma dell’imprenditore optare per questa nuova fiscalità agevolata, oppure sottostare alle attuali norme che prevedono l’applicazione delle aliquote Irpef. Bisognerà infatti stabilire caso per caso, se la vecchia tassazione, a parità di condizioni, potrà risultare più o meno economica. Una decisione complessa, che dovrà tenere conto anche delle addizionali locali dell’Irpef e di tutto il coacervo di eventuali altre agevolazioni a cui le singole aziende possono avere diritto già oggi. Una cosa si può però abbozzare fin d’ora: nelle società, soprattutto quelle strettamente individuali, nelle quali il piccolo imprenditore usufruisce degli introiti per le sue normali spese, è ovvio che risulterà meno conveniente l’adozione dell’Iri. Quest’ultima esplicherà infatti al massimo i suoi effetti fiscalmente benefici, quanto maggiori saranno i redditi lasciati in azienda e non distribuiti. In ogni caso, ci sarà gran lavoro per commercialisti e consulenti del lavoro, che dovranno consigliare nel migliore dei modi i propri clienti.

Regimi agevolati concorrenti

Un altro elemento che non bisognerà sottovalutare è legato al fatto che, optando per l’Iri, si potrebbe perdere il diritto di aderire ad altri regimi fiscali agevolati. Ad esempio, le imprese che operano in cosiddetta contabilità semplificata, un regime che permette l’abbattimento di numerosi oneri burocratici, potrebbero perdere questi vantaggi, visto che l’Iri si applica solo per imprese con contabilità ordinaria. Per non parare poi delle piccole partite Iva che, trovandosi nelle condizioni, hanno aderito al cosiddetto regime forfettario, che come noto, prevede un’aliquota unica, comprensiva di addizionali locali, pari al 15%, e che dovrebbero dire addio a questo importante bonus nel caso decidessero di scegliere l’Iri.

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