Economia

Così vogliamo digitalizzare l'Italia

NTT Data da anni impegnata nella digitalizzazione della Pubblica Amministrazione ci spiega perché dobbiamo pensare positivo

"La prima grossa rivoluzione è smetterla di sorprenderci quando le cose funzionano, quando si fanno cose normali...". Sembra strano ma il primo passo per trasformare l'Italia in un paese digitalizzato passa dalla filosofia e dal nostro atteggiamento. Strano ma verrebbe da crederci dato che è il pensiero di chi da anni è impegnato in prima linea in questa svolta epocale. Domenico Picciano infatti è esperto di IT Strategy, Team Leadership e Business Strategy per NTT Data, società giapponese leader in questo campo e subito ci spiega cosa è e soprattutto cosa "non è" digitalizzazione.

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"Spesso, sbagliando, pensiamo che digitalizzazione sia l'eliminazione della carta con un file digitale. peccato che, come è capitato a molti di noi, ad esempio nel richiedere un certificato per il cambio della residenza o del medico di base, molte volte il file digitale altro non è che la scansione di un documento cartaceo;

. bene: questa NON è digitalizzazione. Digitalizzare un paese, il nostro paese, ad esempio significa dare a ciascuno un accesso personale allo Spid (è il sistema unico di accesso con identità digitale ai servizi online della pubblica amministrazione italiana e dei privati aderenti)".

E che l'Italia sia indietro rispetto al resto dell'Europa lo ha scritto nero su bianco un suo report la Corte dei Conti.
"La cosa curiosa è che anni fa il Giappone - racconta Picciano - era molto indietro sulla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. Anche loro avevano realtà frammentate e divisioni che rendevano tutto complesso. Erano di fatto allo stesso livello dell'Italia. Poi però hanno cominciato un cammino diciamo così, con una velocità e soprattutto un'applicazione diversa rispetto alla nostra e adesso sono più avanti di noi".

Una differenza politica, culturale, economica? Dove noi soffriamo rispetto a loro?
"Ripeto, è filosofia. Noi siamo un po' troppo negativi - aggiunge Picciano - mentre in Italia ci sono situazioni e progetti digitali che funzionano. ma se ne parla poco e, soprattutto, vengono viste come delle eccezioni e non come la regola. Serve poi stabilità. Questi sono progetti enormi ma che necessitano di tempo. Servono quindi visioni a lungo termine, almeno di un anno. Ma, soprattutto quello che manca è una Governance nazionale. Bisogna creare una cabina di regia unica per questo tema. E' infatti un problema trattare a seconda del progetto con questo o quel ministero se non con questa o quella regione. Per non parlare poi degli enti come i comuni..."

Eppure poche cose come la digitalizzazione potrebbero liberare l'Italia da quello che storicamente è uno dei freni alla crescita economica ma anche sociale: l'eccessiva e lenta burocrazia.

"In Trentino Alto Adige stiamo utilizzando l'Intelligenza Artificiale per un progetto di rilevazione satellitare che consente di mappare e analizzare i terreni dall'alto per verificare il loro effettivo utilizzo e le colture che vi sono state impiantate per agevolare l'erogazione delle sovvenzioni legate ad agricoltura ed ambiente.
Ma ci sono tanti altri esempi di successo: lo sviluppo delle APP legate all'erogazione dei bonus cultura per docenti e studenti a livello nazionale, la completa digitalizzazione dei procedimenti contributivi della Provincia Autonoma di Bolzano e l'introduzione di un nuovo sistema contabile, patrimoniale e delle opere pubbliche per il Comune di Milano".

Insomma, "si può fare", verrebbe da dire, anche in Italia. Luogo dove NTT non vede solo opportunità di business ma anche grossa competenza e know how al punto da aver creato un polo tecnologico a Cosenza. Una storia di successo, occupazione, lavoro, nel sud del paese. Una sorta di sfida alla filosofia (ancora) e alle nostre convinzioni. Una sfida vinta.

"Non c'è nulla da inventare in questo campo - spiega Picciano - basta applicare norme e regole che già esistono. Il vero limite del nostro paese però è legato alla formazione dei dipendenti della PA. Ci sono eccezioni notevoli, ma in generale nella PA c'è un problema di età media e competenze del personale; queste persone devono essere formate per agevolare un cambio, più che di lavoro, proprio di formazione mentale... 
Poi tutto verrà da sè: trasparenza, velocità, competitività".

Gli investimenti però non mancano, e questo è già molto. Le competenze ci sono. E le necessità sono sotto gli occhi di tutti, ogni giorno. Basta pensare positivo.

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