Naspi in ritardo, istruzioni per l'uso
Ciro Fusco/Ansa
Naspi in ritardo, istruzioni per l'uso
Economia

Naspi in ritardo, istruzioni per l'uso

Entrato ufficialmente in vigore il 1°maggio, il nuovo sussidio alla disoccupazione procede a singhiozzo. Ecco a chi spetta (arretrati compresi)

Più di 510 mila domande presentate e appena 211 mila sussidi erogati. Sono questi i numeri divulgati qualche giorno fa dall'Inps riguardo alla Naspi (nuova assicurazione sociale per l'impiego), il sussidio alla disoccupazione che è nato con il Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi. Pur essendo in vigore ufficialmente dal 1° maggio, la Naspi ha avuto bisogno di un lungo periodo di rodaggio, poiché gli uffici dell'Inps hanno dovuto adottare nuove procedure di calcolo e rispettare nuovi requisiti per l'erogazione dei sussidi, rispetto a quelli previsti in precedenza con i vecchi ammortizzatori sociali (Aspi e mini-Aspi). E così, molti disoccupati hanno dovuto armarsi di pazienza e aspettare un bel po' prima di ricevere i soldi, arretrati compresi. Ora, la macchina organizzativa sembra viaggiare a pieno regime, smaltendo circa 7mila domande al giorno. Nelle settimane scorse, l'Inps ha divulgato anche una circolare dove specifica meglio (rispetto al testo del Jobs Act e dei suoi decreti), chi ha diritto al sussidio, chi può perderlo e quando dura l'indennità. Ecco, di seguito, una panoramica su quanto ha scritto l'istituto della previdenza riguardo alla Naspi.

A chi spetta l'indennità e i periodi neutri

Per legge, l'indennità della Naspi spetta ai lavoratori licenziati che possono vantare 13 settimane di contribuzione da lavoro, negli ultimi 4 anni. Nel prendere in esame gli ultimi 48 mesi, però, vengono esclusi i cosiddetti periodi neutri, cioè quelli trascorsi in malattia o in convalescenza non pagata per infortunio sul lavoro , in cassa integrazione a zero ore, in permesso o in congedo per curare qualche parente disabile grave oppure in aspettativa sindacale. A queste casistiche, si aggiungono anche i periodi di lavoro all’estero, in paesi che non hanno stabilito delle convenzioni (previdenziali e contributive) con l’Italia. Per tutti i lavoratori che hanno trascorso questi periodi neutri, si allunga l'arco di tempo preso in considerazione per stabilire se hanno diritto o meno al sussidio. Esempio: se un lavoratore perde il posto oggi, di regola ha diritto all'indennità della Naspi soltanto se ha accumulato 13 settimane di contributi a partire dal 3 settembre 2011. Se però lo stesso lavoratore (negli ultimi 48 mesi) ha trascorso un anno in cassa integrazione a zero ore, il periodo preso in considerazione per stabilire se ha diritto o meno alla Naspi sarà più lungo e decorrerà da 12 mesi prima, cioè dal 3 settembre 2010.

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Quando si perde il sostegno

I sussidio viene ovviamente revocato a chi trova un altro impiego o a chi rifiuta da un ufficio di collocamento un'offerta di lavoro (o un corso di formazione), in una zona geografica non troppo distante da quella in cui il disoccupato abita. La sede del nuovo impiego, però, non deve trovarsi a oltre 50km dalla residenza del disoccupato o deve essere comunque raggiungibile con i mezzi pubblici in meno di 80 minuti. Altrimenti, il disoccupato ha diritto a rifiutarla senza perdere la Naspi.

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E quando si mantiene il diritto

Mantiene il diritto a percepire il sussidio di disoccupazione anche chi riesce a trovare un nuovo impiego con due tipologie di contratti precari. Il primo è il contratto a chiamata: chi lavora con questo tipo di inquadramento può continuare a incassare l'indennità della Naspi, purché i suoi redditi non superino gli 8mila euro annui. La seconda categoria di lavoro precario che non fa perdere il diritto al sussidio è quello remunerato con i voucher. In questo caso, però, il reddito conseguito dal disoccupato nel corso dell'anno non deve superare i 3mila euro. Se i compensi incassati oltrepassano le soglie massime sopra ricordate (3mila e 8mila euro annui), l'ammontare dell'indennità Naspi viene decurtata di una somma pari all'80% degli stessi redditi conseguiti dal lavoratore.

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