Mps e le dimissioni di Viola. Le cose da sapere
ANSA / MATTEO BAZZI
Mps e le dimissioni di Viola. Le cose da sapere
Economia

Mps e le dimissioni di Viola. Le cose da sapere

L'amministratore delegato del Monte dei Paschi lascia il suo posto. Le ragioni dell'abbandono e gli scenari all'orizzonte

Alla fine Fabrizio Viola ha mollato la presa. Dopo mesi trascorsi a lavorare intensamente per il salvataggio del Monte dei Paschi di Siena (Mps), ieri il manager ha deciso di lasciare la carica di amministratore delegato. Meglio che la missione di traghettare la banca toscana fuori dalla crisi sia svolta da qualcun altro, probabilmente da Marco Morelli, numero uno di Bofa Merrill Lynch in Italia, ex-vice direttore generale della stessa Mps dal 2006 al 2010 e già direttore generale vicario di Intesa Sanpaolo. E' lui il candidato il pole position per assumere la carica di amministratore delegato. Ma ecco, di seguito, una panoramica sulle cose da sapere per capire le ragioni delle dimissioni di Viola.

Le macerie del dopo-Mussari

Fabrizio Viola entra nel gruppo Mps nel 2012 come direttore generale. Pochi mesi dopo la sua nomina assume la carica di amministratore delegato, con Alessandro Profumo presidente. La loro missione è mettere riparo ai disastri della precedente gestione di Giuseppe Mussari che ha portato all'acquisizione di Banca Antonveneta nel 2009, pagata da Mps la bellezza di 9 miliardi euro, con trucchi contabili e con l'utilizzo spregiudicato di strumenti finanziari derivati.

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Il risanamento (che non basta)

Profumo e Viola mettono in cantiere un intenso piano di risanamento basato sul taglio dei costi. Viene inoltre varato un aumento di capitale da 5 miliardi di euro, approvato nel 2013 con una maggioranza bulgara del 97% dall'assemblea e realizzato poi senza intoppi. Le cose per Mps sembrano migliorare notevolmente.

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La nuova crisi del 2016

Nel 2016 Mps ripiomba però in crisi. I bilanci della banca presentano infatti ancora molte sofferenze, cioè crediti deteriorati che hanno buone probabilità di non essere rimborsati alla scadenza. Sono i cosiddetti non performing loan – npl, che purtroppo zavorrano i conti di molte banche italiane (e non solo di Mps), complice la crisi economica che ha messo in ginocchio parecchie aziende debitrici. La Banca Centrale Europea (Bce) boccia Mps agli stress test (gli esami sulla solidità patrimoniale) e le ordina di fare pulizia nei bilanci e di vendere almeno 9,7 miliardi di euro di sofferenze, trasformandole in titoli finanziari da cedere sul mercato. Questa operazione comporta ingenti perdite, che necessitano di essere coperte con un nuovo aumento di capitale da 5 miliardi di euro.

Problemi irrisolti

Il successo del prossimo aumento di capitale di Mps (in programma tra novembre e dicembre prossimi) è ancora in bilico. La banca dovrà emettere una montagna di nuovi titoli sul mercato, per un valore complessivo di ben 5 miliardi di euro. Un consorzio di banche internazionali si è impegnato a fare da garante ma non sarà facile collocare sul mercato così tante azioni, visto che in borsa oggi il Monte dei Paschi vale pochissimo: appena 800 milioni di euro.

Cambio della guardia e corsa alla successione

Di fronte ai problemi ancora irrisolti, Viola ha dunque pensato di farsi da parte. Per la sua successione, i rumor più accreditati danno appunto in pole position Marco Morelli, attuale capo di Bofa Merrill Lynch in Italia. Si fanno però anche i nomi di Giampiero Maioli, amministratore delegato di Cariparma-Credit Agricole e di Roberto Nicastro, presidente delle good banks, le quattro banche regionali salvate nel 2015 dal governo (Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara). Circola anche l'ipotesi (meno probabile) di una nomina dell'ex-ministro dello Sviluppo ed ex-amministratore delegato di IntesaSanpaolo, Corrado Passera.

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